Un giorno il "Bulletta" ha detto:

Qualcuno tiene lo storico? Presidente? Se andiamo avanti cosi’, io proporrei di mettere insieme il meglio e di farne un libro. Oh, non sorridete! Non sto’ scherzando! Non dico di metterlo in vendita (anche se non lo escluderei, ANZI!), ma di stamparne alcune copie da distribuire tra noi pagando un semplice rimborso spese, magari infilandoci dentro anche alcune foto dei raduni, anche qui scegliendo il meglio.

E allora......

I.R.I. - L'arte della divagazione sulla motocicletta.

Divagazioni, opinioni, considerazioni, emozioni, del tutto disordinate e casuali

in una "piazza telematica" di motociclisti.

Scritte da: (in ordine sparso)

Gianfranco Giachetti, Giovanni Acquaviva, Marco Benedetti, Pierluigi Miranda, Stefano Toria, Paola Furlan, Francesco Calvo, Fabrizio Calvo, Massimo Tiso, Michele di Gaetano, Fabrizio Ruggeri, Carlo Antoniotti, Massimo Parenti, Mario Bianchi, Giulia Sansone, Roberto Aquilano, Stefania Mandolini, ...

Lette e messe insieme da Marco (Falcoon) Spada.

°°°°°°°°°°°°

Perche‘ le moto sono meglio delle donne.

Le moto hanno bisogno di un cambio di liquidi solamente ogni 5000 chilometri.
Le curve delle moto non si abbassano.
Le moto durano piu‘ a lungo.
Le moto non restano incinte (peccato... NdR).
Puoi cavalcare una moto in qualsiasi momento del mese.
Le moto non hanno genitori.
Le moto non si lamentano a meno che non succeda qualcosa di veramente grave.
Puoi svegliare la tua moto con un calcio.
Puoi condividere la tua moto con i tuoi amici.
Se la tua moto fa troppo rumore, puoi montare un silenziatore.
Devi solo procurarti una nuova catena o una nuova cinghia quando la vecchia e‘ davvero consumata.
Se la tua moto fuma, puoi farci qualcosa.
Le moto non si curano di quante altre moto tu abbia gia‘ avuto.
Tu e la tua moto arrivate sempre nello stesso momento.
Le moto non si curano di quante altre moto tu abbia.
Alle moto non interessa se guardi altre moto, o se compri riviste di moto.
Le moto nuove bisogna andarsele a cercare, e se non vuoi pagare per loro, non vengono via con te.
Se la tua moto e‘ a terra, puoi ripararla.
Se la tua moto si e‘ allentata troppo, puoi serrarla.
Se la tua moto e‘ troppo morbida, puoi cambiare gli ammortizzatori.
Se la tua moto e‘ disallineata, non devi parlare di politica per rimetterla in linea.
Puoi farti una birra mentre cavalchi la tua moto (tale pratica non e‘ comunque raccomandata).
Puoi farti una moto nera e farla vedere ai tuoi genitori.
Non c’e‘ bisogno di essere geloso del tipo che lavora sulla tua moto.
Non devi avere a che fare con preti o analisi del sangue per registrare la tua moto.
Non devi persuadere la tua moto che sei un motociclista e che pensi che tutte le moto siano uguali.
Se dici cose sgradevoli alla tua moto, non devi scusarti prima di poter fare un’altro giro.
Puoi cavalcare una moto per il tempo che vuoi senza prendersi infiammazioni.
I tuoi genitori non rimangono in contatto con la tua moto dopo che te ne sei liberato.
Le moto si sentono sempre pronte per un giro.
Le moto non ti insultano se non sei un buon pilota.
La tua moto non desidera mai passare una notte fuori da sola con altre moto.
Alle moto non importa se arrivi in ritardo.
Non devi fare una doccia prima di un giretto con la tua moto.
Se la tua moto non ha un bell’aspetto, puoi sempre riverniciarla o montarci parti migliori.
Non puoi prendere malattie da una moto che non conosci molto bene.

 

...... e chi l’ammazza la vespa!?

A ogni moto la sua situazione, alla vespa tutte.
Con la vespa ci si va a passeggio,
ci si va a fare la spesa, ci si va per campi,
ci si va in Svezia, ci si va al mare,
ci si fanno le scale, ci si naviga nelle pozzanghere,
ci si pinna ai semafori, ci si fanno i traslochi,
ci si porta a spasso il cane, ci si schianta contro i musi delle lancia thema...
E la vespa fa trenta chilometri con un litro e non si ferma mai, nemmeno con le puntine attaccate con la colla.
La vespa ha l’ABS, ma le mancano due cose: la parola e l’air bag nel bauletto.

 

La ... moto piu' bella

Un pugnale. Una freccia. Un colpo al cuore. Queste ed altre le descrizioni della MV Agusta F4-750. Tutte insufficienti. E' la moto sportiva, la sintesi perfetta. E' la concretizzazione dei desideri. E' tradizione e azzardo, tecnologia e passione, estetica funzionale. E ancora non basta.
E' rossa e argento, ha l'occhio terribile del ciclope, la grazia delle danzatrici e l'atteggiamento dell'assassino. Insomma e' la macchina che qualunque motociclista vorrebbe possedere.
Si svela agli occhi del cronista di statura mediocre grazie al lentissimo sipario degli ammiratori, che si spostano lasciando solo dei piccoli varchi.
Un dettaglio dopo l'altro, una deliziosa tortura, uno stillicidio euforico alla scoperta dei dettagli di un opera d'arte, anzi, di piu', di un capolavoro d'ingegneria.
Il pensiero si inchioda sui particolari ed esplode alla vista del monobraccio posteriore, bellissimo. Enorme e leggero.
Si puo' cadere in deliquio per una motocicletta? Probabilmente. E balbettare parole d'amore sconnesse? A questo punto possiamo credere a tutto.
Riacquistato il controllo bisogna girare intorno a questa motocicletta, osservarne le proporzioni scoprendo che nessuna fotografia le rendera' mai giustizia. Ma bisogna pure assorbire l'entusiasmo di un Giacomo Agostini che pare un ragazzino sotto l'albero di Natale, la simpatia schietta del sorriso di Tarquinio Provini o lo sguardo di chi ha vissuto e amato fino a logorarsi di Carlo Ubbiali. Con questi c'erano altri grandi piloti che hanno consegnato alla mitologia il marchio della MV Agusta. Nella nuova moto ci hanno messo molto del loro e, durante la presentazione alla stampa,
lo si poteva dedurre dal rispetto che soprattutto i giornalisti stranieri dimostravano nei confronti di una macchina che e' anche un omaggio all'epoca eroica del motociclismo.
Claudio Castiglioni, emozionato malgrado l'acconciatura spavalda, ha strappato applausi commossi all'indirizzo dei meccanici e dei tecnici, ai quali va ascritto il merito di aver tirato ostinatamente il carretto a testa bassa anche quando piovevano pietre.
L'erede degli Agusta, che si muove e parla con la lentezza autorevole di Marlon Brando nel Padrino, e' riuscito a gelare il brusio con un semplice, scandito "Noi non siamo secondi a nessuno". E questo "noi" ha fatto sentire tutti della partita.
Cosi' riprende la processione intorno alla pedana sulla quale brilla la motocicletta, un rito dionisiaco. La mano di Tamburini e' passata decisa e sapiente sulle forme: il serbatoio, il cupolino e la sospensione posteriore non possono essere che sue creature. Il telaio e' della stessa pasta: una struttura mista acciaio-alluminio.
Il codino, dalla struttura a gemma, ospita i quattro terminali di scarico a "canne d'organo", altra calamita per lo sguardo.
Si procede quindi alla scoperta delle delizie della "conformita' allo scopo", una interpretazione del Centro Ricerche Cagiva dell'estetica funzionale. Tutto in questa macchina e' in equilibrio fra essenzialita' e forma estetica, perfino il marchio, con quel lampo azzurro, che richiama gli eroi dei fumetti di fantascienza.

...............

Ieri mi sono recato da Solomoto a lagnarmi dei miei guanti Dainese che si sono aperti esattamente come quelli di Fabio (a ‘sto punto c’e’ da domandarsi se non sia colpa delle manopole della Diversion :-)).
Pessima idea... Intanto pretendevano che glieli lasciassi per mandarli indietro alla fabbrica... "e io che uso nel frattempo? Vabbe’, ve li riporto quando sara’ tempo di passare ai guanti estivi."
Ma questo sarebbe niente, il guaio vero e’ che visto che c’ero sono andato a dare un’occhiata al piano di sotto, e cosi’ L’HO VISTA, finalmente dal vivo.
Non era la Daytona Giallo Stronzio che piacerebbe a me (Toria... ci siamo capiti! :-)) ma la Speed Triple, nera.
Ciononostante ho fatto una scena tipo san Paolo folgorato sulla porta di Damasco. Devo dire che la follia collettiva che sembra aver colpito tutte le riviste del settore - Motociclismo l’ha provata su 3 numeri di fila, SuperWheels idem - mi e’ parsa assolutamente giustificata: a mio avviso e’ semplicemente LA PIU’ BELLA MOTOCICLETTA DI TUTTI I TEMPI. (A questo punto c’e’ da domandarsi cosa combinero’ quando finalmente riusciro’ a vedere la Daytona...)
Il venditore, che si ricordava benissimo di me, mi ha subito puntato e fregandosi le mani come un cravattaro: "bella e’? Facciamo questa permuta?" E mi ha offerto 9 milioni MINIMO per la Diversion (pagata 10 e 7 a settembre), al buio, senza neanche vedere in che stato e’... Fortuna (?) che a questo punto mi sono seduto in sella, constatando che
quello che temevo era vero: e’ decisamente troppo alta per me. (A me piace toccare per terra con tutta la pianta da entrambi i lati, magari con le ginocchia leggermente flesse.)
Insomma, per questa volta il portafoglio si e’ salvato, ma se si decidono a fare una versione piu’ piccola (una 750?) gia’ so che non ho scampo. :-)

..............

Venerdi‘ pomeriggio stavo tornando a casa da una "missione per conto del Signore" di cui non diro‘ di piu‘, e mi sono fermato da Fast Bike, per fare quattro chiacchiere con Sammy su un paio di guanti che ho preso l’anno scorso.
Mi sono guardato intorno, e non ho visto traccia dell’ST2, cosi’ le ho chiesto se era gia‘ arrivata, dato che ero curioso. Lei, soave, mi fa: "si‘, e‘ arrivata, ma in questo momento e‘ fuori in prova..."
Ci e‘ voluto qualche secondo perche‘ il messaggio generasse una reazione da parte del cervello: "Fuori in prova? Vuol dire che e‘ disponibile per un test?!?
""Certo", mi ha risposto, "ma occorre prenotarsi." "Non c’e‘ problema, lo faccio subito!".
Dopo un qualche tentativo di contrattazione, in cui e‘ venuta fuori qualche difficolta‘ oggettiva dovuta alla compatibilita‘ dei reciproci orari, Sammy mi ha detto: "Forse, pero‘, vriesco a fargliela provare subito..."
E infatti, dopo qualche minuto, rientra la moto, compilo il modulo e voila‘, le chiavi sono nelle mie mani :)
Esco sul piazzale, ed eccola la‘, nella sua livrea grigia metallizzata. Nel tirarla giu‘ dal cavalletto centrale, noto che il cavalletto laterale, oltre ad essere scomodo da azionare, ha il solito, odioso rientro automatico.
Vabbe‘, poco male... salgo in sella, infilo la chiave e accendo il quadro.
La prima cosa che noto e‘ il display a cristalli liquidi, che mostra la temperatura in gradi centigradi del refrigerante, l’ora ed il livello del carburante nel serbatoio, con una fila di barre verticali di lunghezza crescente disposte lungo il bordo inferiore. E’ veramente sfiziosissimo!
Avvio il motore, che e‘ un po’ sferragliante, ma molto meno dei Ducati che mi e‘ capitato di sentire finora - merito del raffreddamento a liquido, immagino, almeno in parte, e faccio manovra nel cortiletto della Fast Bike per uscire
in strada. Il raggio di sterzo e‘ un po’ troppo elevato, mi ci vuole il doppio delle manovre che dovro‘ successivamente compiere con la mia, che casualmente era parcheggiata a fianco dell’ST2. Pero‘ il manubrio non e‘ troppo pesante da manovrare, cosi‘ come la moto.
Esco sull’Aurelia, verso fuori Roma. Per partire occorre portare il motore oltre i 2000 giri, pena una serie di sussulti scoraggianti... con le marce basse, seconda e terza, la moto "strappa" al di sotto dei 3000 giri, mentre con le marce piu‘ alte occorre tenerla al di sopra dei 4000. Rispettando questi limiti, la moto risponde al gas in maniera splendida: basta girare la manetta, che il motore spinge in avanti deciso e fluido. Tanto fluido che sono arrivato a 180 senza nemmeno accorgermene, dato che stavo sdraiato giu‘ sul serbatoio, al riparo del cupolino... a quel punto, ho dato un’occhiata al contagiri, ho notato che era privo di zona rossa, e non volendo esagerare ho rallentato.
Stavo sdraiato sul serbatoio, appunto, perche‘ il riparo fornito dal parabrezza lascia a desiderare a velocita‘ superiore ai 130-140, e la testa sbatacchia - in realta‘, sbatacchia anche il parabrezza. :)
La posizione di guida e‘ stata una sorpresa: contrariamente agli altri modelli della Ducati, le gambe sono disposte comodamente, senza essere troppo raccolte, ed il busto e‘ correttamente inclinato in avanti, senza pero‘ finire a gravare
sui polsi. Le manopole sono inclinate comodamente, e perfino la frizione non e‘ cosi‘ dura come sugli altri modelli. Le leve di freno e frizione sono regolabili su quattro posizioni. L’unico problema consiste nel fatto che le vibrazioni al manubrio sono piuttosto forti, molto piu‘ di quelle della mia R - che gia‘ mi sembravano notevoli - e temo che a lungo andare possano essere fastidiose.
I comandi a pedale sono invece disposti malissimo: troppo alti, e ravvicinati al telaio, e cosi‘ sono difficili da manovrare. Al rientro, ho fatto notare la cosa, e il titolare mi ha assicurato che l’inclinazione dei pedali e‘ regolabile,
per cui questo non dovrebbe costituire un problema.
Durante la guida, la moto sembra viaggiare sui binari: niente oscillazioni, niente incertezze. Io stavo in sella un po’ teso, non avevo mai portato una Ducati... dopo due o tre curve, mi sono accorto che istintivamente avevo cominciato
ad accompagnare le pieghe spostando il corpo all’interno :) Insomma, ci ho preso confidenza praticamente subito... chissa‘, con una moto del genere potrei non farmi dare il solito quarto d’ora sul Giogo... :)
La moto e‘ parecchio agile e leggera, pur essendo perfettamente stabile: va in piega da sola, trova autonomamente l’inclinazione giusta e la mantiene, finche‘ non e‘ il momento di rimettersi dritta. Sembra che sia lei a guidare,
tanto e‘ naturale da condurre. L’avantreno, pur non essendo leggero come il Telelever della BMW, e‘ forse altrettanto solido e preciso. Ma quello che veramente mi ha impressionato e‘ stata la frenata: basta sfiorare il freno anteriore,
che la moto comincia ad accucciarsi in avanti... e‘ possibile dosare l’effetto frenante con estrema precisione, ed arrivare fino a far stridere la gomma anteriore senza bisogno di sforzi eccessivi alla leva, e con un’escursione limitata.
E’ difficile da spiegare... posso solo dire che la sensazione che si prova e‘ quella di una capacita‘ frenante inesauribile, dosabile a piacere e sempre sotto il proprio pieno controllo. Mai provato niente del genere... il K100RS con le vecchie pastiglie all’amianto ci si avvicinava, ma non abbastanza.
La ripresa e‘ buona: inferiore a quella della R1100 ai bassi regimi, diventa sempre piu‘ esaltante man mano che il motore sale di giri. Non ho notato alcuno speciale rombo, ma a giudicare da come si spostavano le macchine che
sorpassavo, credo che LORO qualcosa lo sentissero... :)
L’esemplare che ho provato era privo di borse, per cui non so proprio immaginare come si comporti la moto con i bagagli montati. Non ho motivo di ritenere che possa peggiorare di tanto, a giudicare dalle foto.
Un bel giocattolo, insomma, decisamente piacevole, per poco piu‘ di 20 milioni.
Il proprietario di Fast Bike mi ha anche detto che le eprom di serie sono fatte per privilegiare la guida sportiva, e che e‘ possibile montarne di modificate per avere un comportamento piu‘ fluido ai bassi regimi. Se l’affidabilita‘
si mostrera‘ adeguata all’uso turistico cui la moto e‘ destinata, potrebbe essere un bell’osso duro per la concorrenza...

..............

Quando, alla fondazione del club, si parlo’ di gite, espressi le mie
perplessita’ sulla possibilità da parte mia di parteciparvi, causa l’intrinseca lentezza del mio povero mezzo: che puo’ farci un custom di 800 cc con 56 cv si e no in mezzo a iperaggressive Kawa, a sportive Honda o a quei capolavori di equilibrio come la BMW del "presidente" e soci?
Bene nello scorso fine settimana mi son tolto ogni dubbio... con il VN800 ero in grado di starvi dietro... almeno alle andature tenute... nel viaggio di ritorno ho provato anche a star dietro ad una strana cosa...
No non era un UFO... Si aveva le ruote, il motore e tutto il resto, ma rispetto alla BMW di Zio sembrava un po’ diversa... chissa’ perche’ :-))
Beh 4 curvoni della Flaminia infilati abbastanza forte... il primo lo reggo quasi, il secondo comincio a disperare, il terzo ... Argh il fondo stradale e’ bocciardato ... Stringo ... non le cosce sul serbatoio per essere tuttuno con la moto (al massimo data la posizione potevo stringere le testate, ma mi dicono che non e’ la stessa cosa e che fa pure male :-))
Bene o male arrivo alla fine della curva... nuovo curvone di nuovo fondo bocciardato... MOLLO!
Tanto per come era fatta la mia moto... ho gia’ dato molto piu’ di quello che mediamente si da con un custom...
Soddisfatto della sfida di fare le strade piu’ infami che si possano progettare per una custom senza far attardare il gruppo e con una moto che, pur avendo un allungo non certamente "normale" per la sua categoria (il precedente set di guarnizioni di testata l’ho bruciato a c.a. 220 kmh) ho fatto alcune considerazioni:

a) se vi son stato dietro non e’ stato per l’allungo (mai superati i 170 in tutta la gita)

b) facendo i giochi di prestigio ed utilizzando la mia esile massa di c.a. un quintale per buttar giù e tirar su il mezzo (c.a. 260 kg) posso se non tener dietro ai piu’ smanettoni almeno non essere il piu’ lento in assoluto

c) se le curve sono strette e ravvicinate fare i giochi di equilibrismo stanca dopo poco

d) se le curve le prendo alla custom ossia le raddrizzo sotto il peso mio e della moto (in assetto da viaggio con il VN800 superavo i 400kg) ed uso la maggior coppia per riprendere sui tratti tra curva e curva reggo comunque le andature medie del gruppo.

Tutto questo a che pro? Semplice ho deciso che:

a) 500kg in assetto di marcia spianano ancor meglio le curve

b) 5,5 Kgm di coppia in piu’ a 2500 giri migliorano un po’ l’accellerazione a fine curva

c) visto come camminate in gita... posso ritenere di reggere il passo anche con la mia nuova "lei": Kawasaki 1500L Classic

Ecco ve l’ho presentata :-)))

Rifinisco con alcuni dati...

64 CV di "serie" (non so per quanto resteranno tali... temo parecchio perche sono economicamente spompato e le modifiche ci sono... ma costano un occhio)

11,2 Kgm pressocche costanti dai 2.000 ai 4.700 rpm.

292 Kg di peso completamente a secco :-)

Beh che dire mi sa che la prossima gita saro’ un po’ piu’ lento con questa... presa oggi ho fatto un girino... mamma che strana sensazione tenere in equilibrio una mezza tonnellata un po’ abbondante ...
Il cambio non ho capito il suo uso... oltre alla folle e la quarta... le altre marce che ce l’hanno messe a fare?
Perche’ gli automobilastri (i migliori) pensano che una moto così sia un triangolo col vertice sull’avantreno?

...........

Comoda, leggera, buona capacita' di carico, economica di acquisto e manutenzione. Sospensioni un po' morbide e di non eccelsa qualita', buoni freni per la categoria.
Il motore non e' un fulmine (52 Cv alla ruota), ma ha gia' un buon tiro a basso regime. A 6.000 giri entra decisamente in coppia e diventa - sempre per la categoria - abbastanza scattante: lavorando molto di cambio per tenere il motore fra i 6000 e i 9000 giri si puo' fare qualche allegra tiratina; tanto per darti un'idea, su percorsi misti tipo il passo della Futa sono riuscito ad arrivare quasi insieme a un cbr600 e prima di un vecchio gpz...
C'e' una fastidiosa vibrazione fra i 4000 e i 4500 giri che affligge TUTTE le Diversion del pianeta; se devi fare un lungo tratto a 90 Km/h costanti e' la fine: (in sesta a 90 Km/h il motore e' a 4500 giri) arrivi con gli spilli nelle mani, come dice il Bulletta. (Questo spiega in parte anche la mia insofferenza per la marcia in colonna a velocita' costante. :-))
La velocita' massima effettiva e' 185 Km/h; in autostrada si riesce ad arrivare con una certa tranquillita' ai 180 di tachimetro; come velocita' di crociera ci si puo' mettere tranquillamente a 150/160.
La protezione aereodinamica e' buona, ma io sono tappo. Quelli sopra al metro e 80 di solito montano il parabrezza piu' alto della GiVi. D'inverno io monto la carena inferiore, che da un certo riparo anche alle gambe.
La tenuta di strada - con le Macadam, che le Yokohama di serie fanno cagare - e' buona; tende ad essere leggermente sovrasterzante nei curvoni e sottosterzante nei tornanti stretti, ma niente di grave.
Anche a causa delle sospensioni morbide, mal si adatta a una guida aggressiva; si ottengono risultati migliori conducendola con dolcezza.


.... Re)......

Mi permetto di inserirmi nel vostro carteggio, ma essendo possessore di una Diversion voglio contribuire anch'io alla discussione.
Confermo praticamente tutto quanto scritto da OTELLO, anche se il confronto sulla Futa mi e' sembrato un pochino ottimistico e, con tutto il rispetto a OTELLO penso che il problema sia stato nel driver del CBR, a meno che da quelle parti i CBR siano depotenziati per ragioni a me sconosciute.
Detto questo io considero la Diversion un piccolo muletto, in quanto a versatilita' turistica (ed economica) non ho visto competitori alla pari, anche se chiaramente vi sono dei limiti fisici invalicabili.
La protezione aerodinamica originale (versione '93) e' effettivamente buona per il busto e per meta' del casco (la visiera non si imbratta di moschini), purtroppo ho dovuto rinunciare alla stessa in quanto un tombino mi ha tagliato la strada non rispettando le precedenza al veicolo gommato. In sostanza per cambiare muso, telaietti di sostegno interni, faro e strumenti avrei dovuto sborsare la modica cifra di Lit. 3 000 000 (solo per i pezzi di ricambi). L'ingegno personale ha ricostruito la moto con pezzi YAMAHA della XY 600 N (faro tondo e sostegni), modificando piastra forcelle inferiore e aggiungendo una protezione in policarbonato/alluminio "hand-made". Sono rimasto senza contagiri, mentre per il tachimetro sono in trattative per uno di origine "ciclistica" (tarato fino a 200 Km/h, visto funzionare su un K100) piccolo, leggero ed economico. Morale: da Diversion 600 a PerVersion 1.03
Per le gomme mi sono abituato a usare misure maggiorate, potendo quindi uscire dalla Dunlop o Yokohama (uniche disponibili per quella misura, a meno che di prendere gomme da 500 000 lire), quindi sono passato per Dunlop
Arrowmax, Pirelli Match (gradazione V). Preferisco le italiane.
Per la vibrazione al manubrio consiglio le manopole in schiuma flessibile (tipo spugna), oppure evitare andature a alla velocita' incriminata.
Confesso che comunque non ho avuto questo problema, visto che dalle ns. parti difficilmente si riescono a percorrere lunghi tratti alla velocita' costante di 90 KM/h, curve, centri urbani, colonne, tornanti, traffico e poca autostrada.
Altre notizie:
- a 50000 Km le marmitte sono da buttare (ricambio SITO 500 000 lit.),
- la frizione e' da aprire,
- la cinghia di distribuzione e' a rischio,
- per le sospensioni mi hanno sconsigliato di spendere soldi,
- viaggiando ad altitudini superiori dei 2300 m la carburazione va a quel paese, e non si riesce nemmeno a portarla ai 5-6000 giri (all'epoca c'era ancora il contagiri).
E poi cosa avra' mai "la Diversion piu' accessoriata del West"?
Sono inoltre possessore di un magnifico puzzle di una Diversion 600 (1000 pezzi) di origine tedesca, colore? ma naturalmente rossa. Dalle mie parti si dice: "Cent franc piu' se', ma ross".

..............

Concordo in pieno con il Senatore Acquaviva: la moto più bella è quella che uno desidera. Quale che sia. L'importante credo che sia evitare di prendersi troppo sul serio e continuare a pensare che la moto è - anche e soprattutto - un oggetto di passione prima che di utilità e che la felicità - in ogni caso - non è in una cosa che possiedi o desideri, ma una dimensione interna, un modo di sentire che può essere sollecitato anche da una motocicletta o da un altro oggetto, ma non è l'oggetto in sè.

>Non capisco e non capiro' mai cosa ci trovi la gente nei Ducati, tanto
>da strapagare qualcosa che, a mio avviso, non vale tutti quei soldi. Non
>ditemi che "i Ducati vincono le corse", perche' quelli che ti vendono
>c'entrano ben poco con quelli che corrono!

Ecco, qui invece non ci capiamo. Ma l'hai mai guidata una Ducati? Perchè si tratta di una moto che si apprezza solo guidandola. A sentirne parlare ti pare una gran cazzata: frizione durissima, sospensioni marmoree, raggio di sterzata assurdo, affidabilità claudicante e scomodità assoluta. Se uno vuole soffrire, che si cacci un toscano acceso su per il naso. Costa assai meno.

Poi posi le chiappe su un 916 e dici: "Cazzo, ma è di una scomodità assurda. Ma chi lo ha disegnato il marchese De Sade?" Metti in moto e spegni subito per andare a guardare come mai la frizione sta per cadere in terra. Tocchi il carter e sembra tutto a posto. Incroci le dita e rimetti in moto. Oddio, provi a rimettere in moto. Se si accende è bene interpretarlo come un segno di benevolenza divina e senza farsi troppe domande è opportuno approfittare dell'occasione propizia e azzardare un girello.

Tiri la frizione dopo un adeguato riscaldamento della muscolatura della mano e schiaffi dentro la prima. Sorpresa. La corsa della leva è millimetrica, precisa, assolutamente perfetto il feedback. E' l'arma finale, il cambio che hai sempre sognato. Quindi pensi: "Si romperà fra cinque minuti".

Molli la frizione e parti. Non tiri perché la fama delle Ducati intimorisce e pensi che sia preferibile mettertela per cappello fra una mezz'ora. Sgrani una marcia via l'altra e il cambio è sempre magnifico, al punto che ti chiedi se non lo danneggerai, abituato come sei a muovere molto il piede, laddove qui basta un movimento breve e veloce. Le marce a salire si possono mettere tranquillamente senza frizione e la cambiata à sempre impeccabile.

Se sei molto fortunato incappi in una strada curvaiola che conosci, poniamo il caso, la Flaminia. Ad andare vai piano e ti assale qualche dubbio: "Ma che ci sarà da gasarsi per una Ducati? In definitiva è una moto scomoda, inaffidabile e anche abbastanza duretta da guidare. Si vabbè il cambio e molto buono e pure il motore spinge, ma chissenefotte, tanto mica sono Fogarty che ho bisogno di una frazione di secondo di vantaggio nelle cambiate. Noooo, ma io mi compro una bella Deauville, ci ha pure il cardano che è piu' affidabile".

Ti dici questo gustando una Coppa del Nonno al Bar Sassacci e guardi con occhio compassionevole gli scalmanati in tuta che sbavano davanti al 916.

Rimonti in sella mentre nessuno guarda, che altrimenti ti cominciano a fare duemila domande cretine e un poco deluso ti rimetti in marcia verso Roma.

"Sì, una bella Deauville, ma non di quel colore cacarella che hanno fatto, piuttosto un argento metallizzato. Poi è un 650, abbastanza, ma non troppo... sì, direi che è la moto ideale, equilibrata".

Continui a pensare alla Deauville e ti distrai, nel frattempo sei arrivato a palla nella prima curva, quella un poco stronza che gira a destra e ci ha un saltino proprio in mezzo. Nella direzione opposta sopraggiunge un camion che si dirige alla cava di Sassacci. Frenare non si può che si rischia il dritto e quindi non resta che tentare comunque di girare. Sei lì che ponderi sul da farsi quando il 916 decide per te, si sbatte per terra come se fosse la cosa più ovvia e banale del mondo e si incastra in una guida invisibile; arriva alla buca e sotto il sedere senti il telaio che si torce di quel tanto che serve per assorbire il salto mentre le ruote restano in traiettoria come su una superfice perfettamente levigata. Non dai altro gas perché ti stai cacando sotto, pertanto il 916 ti porta alla fine della curva con aria annoiata facendoti notare che stai addirittura un poco troppo sulla destra.

Solo adesso cominci a capire quanto sei una merdina. Quello che hai sperimentato è un piccolo riflesso della luce del dio dei motociclisti. Quella stessa divinita' che tiene per strada le Ducati con la destra e le altre, quando puo', con la sinistra.
La curva che hai appena fatto pensando di aver compiuto una impresa eroica non è che il modo giusto per portare una Ducati a passeggio.

Come usa dire, le chiacchiere stanno a zero, le Ducati sono un'altra cosa. Purtroppo sono inaffidabili e scomode, ma il 916 è, allo stato attuale delle cose, la massima espressione della guida sportiva. E non solo perché vince le gare, ma soprattutto perché chiunque riesca a guidare sportivamente una Ducati vede di colpo il proprio livello salire di qualche punto. Non tanto nella guida al limite - dove mi piacerebbe fare qualche capatina, ma non sono capace e quindi non so dire - ma nella guida sportiva alla portata di qualunque motociclista. Si viene aiutati dall'assetto, dall'erogazione, dai freni e dal cambio al punto che si guadagna velocità di percorrenza, fiducia nella conduzione della curva e equilibrio nelle staccate. E' vero che costano di più, ma è anche vero che sono la cosa che più si avvicina a una moto da competizione, difetti compresi.

Tutto compiaciuto e un poco commosso per le tue riflessioni arrivi ai curvoni di Civita e godi come un maiale pennellando i tornantoni che ti sono sembrati sempre ostili, mentre oggi ti accolgono come enormi sorrisi neri e lucenti.

Una curva via l'altra, sempre più contento di questa moto, lampeggiando a tutti i motociclisti che incroci perché condividano la tua allegria.

Arrivi a Morlupo e ti concedi un tè freddo. Lo bevi in piedi accanto alla moto, perché ti piacerebbe parlare un po' di lei con qualche appassionato.

Poi rimonti in sella, giri la chiave nel quadro e non succede niente. Il blocchetto di accensione si è rotto. Chiami un amico che ti venga a raccogliere con il furgone e ti siedi per terra ad aspettare.

"No, la Deauville è un cesso, sarà anche affidabile, ma è un cesso. Questa come si fa, sarebbe la mia sola moto. E se ricapita, magari lontano da casa, di sera, di domenica? D'altro canto che ti fai il VTR, il TLS, il 595?... Porca troia, che idea! Il 595. Si vabbe' ci ha un cilindro di troppo però ha la cavalleria, un buon telaio, sospensioni e freni all'altezza. Magari gialla. No gialla no che se non guidi come Doohan ti pigliano per il culo fino alla morte per quanto è chiassosa. Nera e' bella, ma sono tutte nere. Rossa. Sì, rossa; è appariscente, ma non volgare eppoi una moto sportiva puè essere un poco appariscente.
Sì, sì, rossa.

 


I motorini.....

Io comincio a maturare un odio profondo per la teppaglia che di solito li cavalca, i motorini. Tutti corpi ingiustamente e
inauditamente sottratti alla sana sperimentazione scientifica, clinica e molecolare, soprattutto il tipo di teppa standard modello "testa di cazzo", vero anello mancante tra l’Homo Sapiens Sapiens e la verruca plantare, riconoscibile facilmente per i seguenti segni distintivi:

- testa piu’ o meno rasata, con varie figure, tutte incredibilmente orribili e deficienti;

- fronte assai sfuggente, spesso del tutto assente, alla quale si accompagna per la maggior parte dei soggetti un notevole ispessimento delle arcate sopraccigliari, con un marcato prognatismo facciale;

- sguardo tipicamente assente/allucinato, proprio di chi e’ appena finito sotto un TIR ma deve affrontare ugualmente l’esame di maturita’ classica;

- giubbotto in pelle nera, pantaloni neri, scarpe nere, cervello trasparente; la muta stagionale della pelle lascia in estate una maglietta solitamente t-shirt di colore vario, associata a pantaloni jeans neri, mentre le scarpe non appaiono essere soggette a mute stagionali;

- buona tendenza alla socialita’: non capita di rado di vedere la teppa standard modello "testa di cazzo" muoversi in mandrie anche assai consistenti, spesso spinte nei loro spostamenti dal semplice moto browniano degli atomi che compongono l’individuo che per caso si trova davanti a tutti, piuttosto che da un processo cognitivo razionale e compiuto; e’ tipico il verificarsi di eventi catastrofici durante gli spostamenti di tali mandrie, come ad esempio lo
sfracellamento dell’intera comunita’ contro un platano a causa dell’accidentale sfracellamento dell’individuo che per caso si trova davanti a tutti; nemmeno i lemming sono cosi’ coglioni;

- scarsa capacita’ di eloquio, che di solito si limita alla semplice gestualita’; non e’ raro trovare pero’ individui particolarmente capaci, in grado di emettere una grande varieta’ di suoni gutturali, anche dieci o undici diversi suoni, spesso associati a modulazioni del rumore del motorino; non e’ ancora ben chiara la correlazione che lega l’espressivita’ vocale di alcuni soggetti con il rumore del proprio motore, ma si ritiene in genere che il motore riesca a supplire con
buona efficienza alla scarsita’ dei concetti esprimibili da questi individui;

- buona stanzialita’: spesso le mandrie occupano un territorio ben delimitato, che viene abbandonato solo dopo ore e ore di socializzazione espletata nei modi sopra descritti; tipicamente i territori piu’ ambiti sono le scalinate (non importa di quale costruzione, basta che ci siano scalini), oppure le varie uscite delle metropolitane; non e’ raro, d’altro canto, trovare mandrie anche di notevoli proporzioni in prossimita’ di locali di ristorazione, cabine telefoniche, ed anche cimiteri, specie li’ dove i platani abbondano;

Spesso la sana sperimentazione scientifica su questi individui e’ facilitata dal fatto che essi sono delle vere e proprie raccolte ambulanti di malattie anche esotiche, quali la tinea pedis o lo scrostamento del cuoio capelluto dovuto alla continua azione dei raggi cosmici sul cranio pelato. Poter contare su un continuo apporto di tali individui per la sana sperimentazione scientifica potrebbe significare per l’umanita’ la soluzione di alcuni dei piu’ grandi drammi della medicina moderna, e male che vada si potrebbero comunque avere le strade piu’ belle, piu’ sicure, piu’ pulite, senza contare sul notevole approvvigionamento di organi utilizzabili per utili trapianti.

Dunque, non esitare, e compi un gesto di grande civilta’ e coscienza civile: se possiedi un individuo teppa standard modello "testa di cazzo", donalo prontamente al tuo scienziato di fiducia; molti ti ringrazieranno!

 

...ma vi ricordate i nostri 14anni???

All’epoca avevo un Caballero con carburatore Dell’Orto 36mm, cilindo - pistone - testa preparati, marmitta ad espansione con, a volte e solo a volte, silenziatore Marving, cerchio posteriore con corona da 60 denti (1’-6’ sembrava un monomarcia), parafanghi Nonfango. Al mio papa’ dicevo di utilizzarla solo per fare Cross, ma in realta’ andavo a scuola a ritmo di 50 metri su due ruote e 4 km. su una!!! Poi ho preso un Gori 80 motore Sachs non immatricolato, ed ho girato lo stesso per la citta’... e via via sino ad arrivare al MAICO 501 non omologato a 17anni!!! (al mio papa’ dicevo che erano moto in comproprieta’ con amici e/o se non adagiati nel mio garage da loro. Per l’acquisto all’epoca avevo introiti da calciatore con cui arrangiarmi). Ricordo le tattiche per sfuggire ai controlli, all’epoca pero’ a Napoli non ne facevano molti; pero’ ora rinsavito, e con l’aggiunta di un decennale di Firenze, racconto questi episodio con amarezza. O per meglio dire, mi associo alla richiesta di EDUCAZIONE CIVICA che mi e’ mancata a quella eta’ e della quale col tempo ne ho capito la sostanziale importanza. pero’ occhio anche qui ad "ingabbiare" i 14enni. La passione per il ritocco o per la personalizzazione e’ qualcosa che abbiamo tenuto dentro anche col passare degli anni. Cosa dire dei customisti, degli iper-sportivi da Yoshimura, o semplicemente del padre di famiglia che a 45 km/h in
ufficio ci arriva la sera??? Anche qui la misura e’ difficile da trovare, anche se ammetto che una forma di "guida e controllo familiare" non sarebbe da disapprovare, magari incitando i genitori a non essere sempre i "nemici" di tali initiative, ma ad essere coinvolti e partecipativi con il giudizio della loro eta’ per guidare queste iniziative. Anche questa potrebbe essere una possibilita’ di coinvolgimento emotivo nel rapporto genitori-figli (ricordo ancora con
orgoglio la prova che mio padre ha sempre effettuato delle moto di famiglia, eppoi davanti ai miei amichetti!!!).
Finisco invece proponendo un’altra iniziativa che non ho visto tra quelle segnalate. Diciamo basta all’assurdo, e quantomai disatteso, divieto di trasporto di un passeggero sui ciclomotori. L’uso ha ampiamente disatteso la Norma. Almeno nelle grandi citta’ si respira questo dissenso in ogni dove. Allora, con regolamentazioni che si decidano coinvolgendone i costruttori (obbligo di potenziamento della frenata, delle sospensioni, e via dicendo...) e le associazioni di settore, si arrivi a permettere che un mezzo dinamico e risolvente delle problematiche cittadine, possa essere utilizzato con sempre maggiore intelligenza. Senza per questo dover creare cittadini di serie A e di serie B (a Roma sono tutti in due, a Firenze quasi ti impiccano!!) e soprattutto senza dover accentuare la distanza esistente tra le esigenze della societa’ civile e le istituzioni preposte alla loro risoluzione.

 

Tutti in pista !!

E te pareva che Bulletta non faceva subito la spia... >-)~ Ebbene si: mentre voi gozzovigliavate - ho sentito Aspy (non mi perdonara' mai...) e pare vi siate divertiti come maiali >-)~ - l'ho fatto: vinti i residui scrupoli - fondamementalmente una fifa boia - sono andato in pista al Mugello, confortato dalla presenza di Franz, motociclista tranquillo piu' o meno della mia eta' ("te t'un ti devi preoccupare, ovvia, te tu ti metti dietro a me e si gira tranquilli"... dopo 2 curve non lo rivedro' piu'.), e dalla complice disponibilita' del proprietario dell'RT600 su cui ogni tanto mi aggiro. (quando gli ho
chiesto se potevo prenderla per andare in pista si e' talmente entusiamato [lui ha avuto l'infarto e non puo' piu' andare in pista] che e' corso a gommarla con Pirelli Dragon e farla carburare... un santo.)
E questo lo dico subito: secondo me andare in pista con una moto meno performante di, chesso', un CBR 600 o appunto l'RF non e' esattamente consigliabile, a meno di poter ipoteticamente girare con tutte moto della stessa categoria: si farebbe *costantemente* la chicane mobile e non si potrebbero fare quasi mai le traiettorie ideali; se non ci siete
stati non potete avere idea di quanto corrano *gli altri*. >-)~
Comunque, finito l'abstract, mo' vi beccato il report di questa 2 giorni in solitaria, io e l'RF, insieme per 900 Km. come due amanti, mentre la povera Gilda era sola a casa. >-)~
Tutto comincia con la tragica sveglia di sabato. Pervaso da lugubri presentimenti preparo la borsa e come un toreador inizio la vestizione: mi guardo i pantaloni rossi con le saponette e mi sento un perfetto idiota. Fra l'altro fa pure un caldo boia... La vestizione la continuero' accanto alla moto!
La portiera e i vicini - ovviamente sembravano essersi dati tutti appuntamento sul portone - mi lanciano comunque sguardi che evito di descrivere, sebbene avessi avuto cura di piegare il giubbotto in modo che i vampiri rossi su fondo bianco non si vedessero; ci sono comunque quelli piu' piccoli, bianchi, sulle ginocchia... Vabbe'.
Madido di sudore, dopo aver caricato i bagagli e completato la vestizione comprensiva di fascia da tartaruga ninja, faccio il pieno e mi avvio. Dovrei essere abbastanza tranquillo coi tempi, sono le 11 e Franz mi aspetta a Firenze dalle 13 in poi.
Alle 12 non sono ancora a Orte... Un traffico della madonna, che magicamente a Orte si dirada: finalmente
*apro*! >-)~
Ammazza che vento! Poi invece mi rendo conto di essere a 180... Inizio ad avere dei dubbi su quel tachimetro, mi sembra troppo allegro. Mi sdraio sul serbatoio e praticamente mi addormento a questa velocita' di crociera(?), ma lei mi sveglia ben presto entrando in riserva. Il contachilometri parziale segna 148. No comment.
Strada deserta e rettilinea: apro tutto: a 220 la moto inizia a rollare come una barca. Non l'aveva mai fatto prima di andare dal meccanico, pur con le gomme vecchie... >-<` Ma la curva successiva mi fa subito pensare ad altro. >-)~
Quasi a casa di Franz a Firenze prendo una buca, sento un rumore come di oggetto metallico che sbatte, incolpo il bloccadisco sotto la sella e non ci penso piu'.
Sona da Franz all'una e mezzo, e mentre io mi rifocillo e Franz si mette la tutina anni 70 rossa e azzurra senza saponette, Laura (donna di Franz, simpatica motociclista milanese con un debole per lo Zio >-)~) mi racconta di quando il 25 aprile ha conosciuto Franz a un raduno di motociclisti a Milano, la sera stessa gli ha negato ospitalita' ma il primo maggio si era gia' trasferita a Firenze...
Si parte: Franz col Ducati 900 SL (il porco ha anche una Yamaha FZ) io con l'RF e Laura col Dominator: lei gli prendera' i tempi dai box. (Franz ha un culo come un paiolo.) Il panorama dalle strade intorno a Fiesole e' da togliere il fiato, ma me lo godo poco, l'adrenalina inizia gia' a circolare...
Arriviamo al Mugello alle 15:20, cerchiamo i mitici ducatisti dell'Angiolona club e Bulletta, che e' giustamente venuto a prenderci per il culo. Non li troviamo. Ci informiamo sui turni disponibili: solo l'ultimo, alle 18, senno' ci sono 2 posti in quello delle 15:30. Sono le 15:25... Alle 15:29 avevamo mostrato la patente, riempito moduli interminabili, firmato qualsiasi cosa, pagato settanta sacchi e eravamo pronti in sella davanti al cancello dei box. Ci fanno entrare, il rombo
dei 46 motori e' assordante. Partiamo a 4/5 secondi l'uno dall'altro, Franz ed io siamo gli ultimi. Quando mi danno il via sono gia' in trance da adrenalina, apro senza neanche rendermi conto e schizzo via.
La prima curva in fonda al rettilineo dei box, noto i cartelli dei 200 e dei 100 metri e gli ampi spazzi sabbiosi di fuga oltre il cordolo bianco e rosso. Stacco prudentemente e Franz e' gia' sparito. Curva dopo curva provo a entrare piu' veloce e a piegare di piu'. Non immaginavo che l'asfalto della pista desse questa riserva di grip in piu'. Non ero *mai* entrato in curva cosi' velocemente, eppure non sono mai andato neanche vicino a perdere l'aderenza; la sensazione era di avere un enorme margine di miglioramento (Leggi: giravo ridicolamente piu' piano degli altri.)
Me ne accorgo ben presto quando i primi a partire mi raggiungono. Sono delle vere e proprie bestie: staccano alla morte, uno col GSX-R solleva pure la posteriore, e si buttano giu', col ginocchio in terra, ad angolazioni che avevo visto solo dai camerabike in televisione. Guardo al'interno con la coda dell'occhio: non ci sono neanche vicino. >-)~ In
curva sono cosi' piu' veloci di me che in un paio di occasioni, quando non serve una piega esagerata, provo ad aprire *quasi* quanto loro: le gomme rimangono incollate a terra in piena sicurezza.
Mi piace il curvone prima dei box: non finisce mai. Sul rettilineo si apre alla morte, a meta' do' un'occhiata veloce al tachimetro, segna 230 e vorrei andare al doppio, la potenza sembra non bastare mai. Poi regolarmente vedo la curva in fondo e torno a piu' miti consigli. >-)~
Bandiere gialle: cazzo, sembra di essere in un film. Una moto distesa in mezzo alla curva, il pilota per fortuna saltella sul bordo della pista, illeso.
Si ricomincia. Prima della esse faccio finalmente il mio solito errore: in staccata scalo troppo bruscamente e blocco la posteriore. Mentre mi avvicino saltellante verso il cordolo non riesco neanche ad avere paura, mi secca giusto l'umiliazione di finire nella sabbia... A un metro dal cordolo me ne fotto e provo a rimanere in pista... Ci riesco con
irrisoria facilita'. Fortuna che non arrivava nessuno.
Arrivano ben presto: sono di nuovo i forsennati di prima. Stavolta sbucano da tutte le parti, faccio pure una gradevolissima curva *in formazione* con uno all'interno e uno all'esterno che sembra volermisi sdraiare addosso. >-)~
Mi caco sotto e capisco l'antifona: quando arriva il secondo gruppetto mi metto fuori dalla traiettoria ideale e mi godo lo spettacolo di loro che piegano come assassini e escono in derapata. E' proprio un altro mondo, io non riesco a derapare neanche quando sbaglio...
Bandiera a scacchi! Passo trionfante sotto il traguardo, rientro ai box mentre i commissari sventolano le bandiere come ai gran premi e mi sento pervadere da una sensazione di appagamento, ce l'ho fatta.
Nei 25 minuti di turno dovrei aver percorso 7 giri, molti mi hanno doppiato 2 volte e credo che Franz sia l'unico a non avermi doppiato.
>-)~ Laura, che e' generosa, dira' che mi dava 2 o 3 secondi al giro. Esco sul piazzale, fermo la moto e provo a scendere: non riesco quasi a muovere i muscoli delle cosce. Mi sento stremato come se fossi andato a Barcellona senza fermarmi mai neanche a far benzina. Ho fatto 35/40 chilometri.
Per l'appunto ho finito la benzina e vado a fare il pieno: appare immediatamente il Bulletta che col suo sorriso sadico descrive la mia performance, in maniera obiettiva devo dire, con termini che sarebbe troppo umiliante riferire.
Troviamo finalmente i ducatisti: loro fanno sul serio: si aggirano in bermuda e sandaletti - sono venuti con la station vagon carica di ogni ben di dio e le moto sul carrello - hanno gia' girato e faranno anche il turno delle 18.
Franz ci pensa lungamente, un paio di nanosecondi, e va a prenotarsi anche per le 18.
Io ho gia' bevuto 3 bottiglie da mezzo litro di gatorade e una bottiglia d'acqua - fa anche un caldo tropicale - ma sono ancora disidratato. Mi sento come se mi fossero passati sopra con lo schiacciasassi a pila: per oggi ne ho avuto abbastanza. >-)~
Cazzeggiamo un po'; guardo le gomme: sembrano distrutte - all'indomani scopriro' invece che avevo solo raccolto la gomma degli altri - e mi dispero di aver lasciato un buon centimetro intonso sui bordi. Il mitico Leonardo, mentre amoreggia con la sua 916 SPS mi rincuora: "huarda hhe io gli ho hominciato sett'anni fa'; eh cio' quarantesett'anni hundi te tu c'hai tutto il tempo!" Ma le sue sono consumate fino alla spalla. >-)~
Si fanno le 18: mi piazzo insieme a Laura sopra la esse e mi godo lo spettacolo di Franz e l'Angiolona club in pista.
Prendo ulteriore coscienza di quanto vergognosa possa essere stata la mia prestazione: Leonardo e i suoi vanno come spie e Franz al confronto sembra veramente un turista, lo doppiano 2 volte. E secondo il cronometro di Laura stavolta e' andato un po' piu' forte di prima, quando l'ho perso alla prima curva...
La tensione inizia leggermente a scendere. Non mi ero fatto una pera di adrenalina cosi' dai tempi della prima scopata.
Torniamo tranquilli verso Firenze. Stavolta mi godo il panorama. Prendo la solita buca quasi a casa di Franz e sento nuovamente il rumore metallico. Solo che stavolta il bloccadisco non e' sotto la sella: l'ho lasciato a casa sua con i bagagli...
Guardo il serbatoio e noto che non e' perfettamente allineato; provo a muoverlo ed e' praticamente appoggiato: al canotto di sterzo ha un paio di centimetri di gioco; quel testa di cazzo del meccanico l'ha fissato male!
Sono talmente stanco che non riesco neanche ad inquietarmi; prendo le mie cose, saluto Franz e Laura, (per inciso 2 persone deliziose, secondo me lo Zio che gia' li conosce dovrebbe attirarli nell'iri, magari con la complicita' del Generale della Divisione Toscana) e mi avvio verso il mio alloggio fiorentino.
Decido di andare a letto presto, infatti smetto di chiacchierare verso le 4... Che giornata!
Per smaltire l'adrenalina ieri sono andato in Piacionia passando dal passo del Muragione (Firenze-Forli'), ove appurero' che la pista puo' essere bellissima una volta tanto ma mi diverto molto di piu' sulle statali, e che decisamente merita il viaggio solo per il ristorante omonimo nonche' la fauna motociclistica che lo popola, ma ve lo racconto un'altra volta, che gia' ho scritto un pippone immondo. >-)~

Domenica mattina, dormo come un sasso quando alle 10:30 squilla il telefonino: sono Franz e Laura in procinto di recarsi nuovamente al Mugello... Farfuglio qualche cosa; contrariamente al previsto lunedi' mattina devo essere in ufficio, quindi oltre al rientro devo anticipare anche la puntata in Piacionia. A malincuore do forfait, peccato per la
spaghettata con il mitico Angiolona Racing Club, ma non ce la faccio proprio. Saluto e ringrazio per la compagnia... Rimango con l'impressione che non mi abbiano creduto e che piuttosto stia parlando il residuo di strizza del giorno prima. >-)~
Dopo aver fatto colazione con molta calma inizio nuovamente la vestizione: al secondo giorno mi sento un po' meno idiota con la tutina rossa con i vampiri; effettivamente - una volta in marcia - la tuta di pelle da una sensazione completamente diversa dagli altri capi di abbigliamento, seppure adeguati alla moto: e' difficile da spiegare, non e' solo l'assenza assoluta dei fastidiosi svolazzamenti degli abiti, ma e' un misto di "ventre di vacca", seconda pelle e sentirsi un
tutt'uno con la moto, un centauro appunto. Molto rassicurante, al di la della consapevolezza di essere effettivamente molto piu' protetti in caso di caduta. Comunque stavolta rinuncio alla fascia da tartaruga ninja: fa troppo caldo. >-)~
Mi avvio verso mezzogiorno; dopo un rapido consulto col Piacione ho scartato l'ipotesi di fare l'autostrada fino a Bologna e da li nuovamente autostrada verso Riccione: si tratterebbe di percorrere i 2 cateti di un tringolo isoscele & rettangolo; non se ne parla proprio: il padre del Piacione chiamato in consulto sostiene che la strada alternativa, la statale 67 per Forli' comprensiva del passo del Muraglione, sebbene piu' corta di una cinquantina di Km. e' un vero
tormento, uno di quei passi appenninici dove regolarmente i bambini rovesciano le budella... Non osavo sperare tanto!
Mi avvio verso Pontassieve passando per piazzale Micheleangelo, cazzarola quant'e' bella Firenze, e prendo la statale mentre nella testa continuano a frullare i ricordi della folle giornata in pista, che bello essere motociclisti; mi sento "on the road" e sono felice.
Iniziano i primi tornanti; la strada ricorda molto il Giogo, se non fosse che l'asfalto e' in pessime condizioni e a destra non c'e' margine di errore: guard-rail e strapiombo. Incontro molte moto, ci salutiamo nei modi piu' svariati a seconda della situazione, dal lampeggio rapido in mezzo a una piega agli ampi gesti con le braccia in rettilineo. Sorpasso una motina, a vederla sembra un 125, il pilota e' uno sbarbatello, con giubbotto di jeans e zaino, non mi prendo neanche
la briga di salutarlo, anche se mi fa tenerezza ripensando a una ventina d'anni fa quando mi aggiravo con la Gilera in condizioni simili.
A un certo punto vedo una specie di piazzale in mezzo alla strada, diviso in 2 da una specie di muraglia a grossi blocchi di pietra, ultimo avanzo di un'antica fortificazione: dev'essere il muragione che da il nome al passo. Sul piazzale ci sono almeno 50 motociclette e neanche un auto; i pedoni hanno tutti la tuta di pelle e alla mia sinistra un'insegna nequivocabile: Bar-Ristorante del Muraglione.
Accosto senza neanche pensarci e guardo l'ora: l'una, ora di pranzo; dio e' con me!
Chiacchiero un po' con 2 tipi con la tuta di Roschasch (Si scrive cosi'?) quindi entro nel ristorante: sembra di essere fuori dal tempo: un oste burbero che strilla ordini alla cucina, una sfilata di affettati da urlo in vista sul banco, foto di motocliclette anni '50 alle pareti, un paio di vecchietti locali col vestito della domenica e un quantitativo industriale di motociclisti d'epoca: tutine nere lise dal tempo e sguardi alla: "ho visto cose che gli umani..." >-)~
Un vecchietto locale si impietosisce mentre tento pateticamente di sfilarmi il giubbotto incollato addosso dal sudore e mi soccorre tirandomi le maniche, un po' di convenevoli quindi mi guardo intorno: sul retro c'e' il ristorante zeppo di motard, ma non ho molto tempo e resisto alla tentazione di sedermi a tavola a gustare le specialita' tosco-romagnole - sebbene le zanfate che arrivano dalla cucina rendano la tentazione quasi irresistibile - e ordino birra e piadina al bar.
Mangio scambiando quattro chiacchiere con 2 motociclisti di Mantova con i baffi a manubrio, sigaretta e si riparte. Questo e' un posto dove si deve assolutamente tornare...
La strada e' sempre bellissima ancorche' dissestata, scendo tranquillo fra i tornanti, sorpasso nuovamente lo sbarbato con la motina che - piu' duro di me - tetragono dev'essere passato senza fermarsi davanti al ristorante.
Un'automobile mi lampeggia... E questo chi e', un motociclista in libera uscita? Due curve dopo sciolgo la riserva: un tipo con la 916 mi fa ampi e inequivocabili gesti di rallentare con la mano: pula!
Infatti qualche curva dopo trovo la polizia e un ambulanza, stanno cercando di scendere con una barella per lo strapiombo: qualcuno e' volato di sotto. >-<`
Si torna in pianura, ogni tanto un paesino di 4 case, finalmente un distributore aperto. Il benzinaio sembra festante di vedermi, devo essere il primo cliente della giornata, passa di nuovo la motina.
Ripasso la motina, stavolta resistendo a stento alla tentazione di sverniciarlo, e arrivo alle porte di Forli'. Mi fermo e telefono al Piacione: la sua Pegaso ha la batteria a terra e non e' potuto venirmi incontro, mi aspetta con la piaciomobile decappottabile (bleah!) all'uscita dell'autostrada...
Arriva nuovamente la motina, stavolta accosta mentre infilo il telefono in borsa e mi chiede dove si prende l'autostrada, sta andando a Pesaro.
Ah, questo cosino puo' andare in autostrada? Certamente, e' una 250... Lui pero' e' veramente uno sbarbatello senza
speranza. >-)~
Mi sento in colpa e amorevolmente gli do tutte le istruzioni, ci salutiamo e si riparte.
Autostrada: c'e' un po' di traffico, ma ormai rotto a tutto me ne fotto e vado a 160; a un certo punto vedo 2 coppie di fari felini negli specchietti; un attimo dopo sfrecciano 2 CBR 900 con targa tedesca; mi accodo.
Facciamo un po' di numeri nel traffico, sara' l'esperienza del giorno prima ma non ho il solito timore reverenziale; a un certo punto mi trovo a meta' fra i 2, faccio segno di passare al ritardatario, che passando mi ringrazia come se gli avessi prestato la fidanzata.
Proseguiamo per un po' a velocita' folle, finche' loro escono all'uscita di Rimini, mi salutano con ampi gesti, gasatissimo rispondo alzando la mano con le dita a V mentre sfreccio a 180; che bello lo spirito di corpo, mi sento pervaso dall'empatia.
Finalmente sono a Riccione: rapida doccia a casa del Piacione, travestimento con abiti nepalesi e ci fiondiamo sul lungomare a bere birra, mangiare piadine e a parlare di quanto sono stronze le donne.
Il tempo passa in fretta, alle 21:30 ricomincia la vestizione e si torna a casa: mi spiace un po' di avere il tempo contato e non poter quindi fare la Flaminia fino a casa come da programma originario, a Gubbio deviero' per la E45 e poi a Orte l'autostrada. Pazienza.
La stanchezza inizia a farsi sentire e la visibilita' non e' delle migliori; in particolare la E45 a tratti grida allo scandalo: un fondo stradale schifoso che sembra di essere dentro Roma e segnaletica orizzontale quasi invisibile; non riesco neanche lontanamente a tenere le medie diurne. Mi faccio coraggio pensando alla giornata precedente e faccio progetti per la prossima calata in pista.
Autostrada, sono quasi a Roma nord, viaggio un po' piu' spedito, sui 160, quando piombano 4 assatanati con Thunderace e Ninja, c'e' pure una Monster col fanalino guasto, che dall'abbigliamento da pista hanno tutta l'aria di tornare dal Mugello. Mi sorpassano con cattiveria, sverniciandoni senza nessuna necessita'; c'e' tutto lo spazio.
Perche' oltre a una maggioranza di persone meravigliose fra i motociclisti ci dev'essere questa minoranza di balordi, che oltretutto proiettano una pessima fama su tutta la categoria?
Ma non ho voglia di avvelenarmi il sangue, mi dico come Bod Dylan: "it's all right ma', it's life and life only" e continuo col mio passo; all'una in punto sono a casa, stanco ma felice.
Do un bacetto all'RF compagna di questi 2 giorni carichi di emozioni, domani tornero' in ginocchio da Gilda.

 

Tutti in pista - 2

Ci siamo, sveglia alle 8.15, chiamo Marco Benedetti che ha dormito da me (poco, siamo andati a letto alle 2.30), facciamo colazione con le paste comprate stanotte, iniziamo il rito della vestizione, inforchiamo i mezzi e via!
Arriviamo al circuito alle 10 Dopo qualche minuto arriva RAG. Siamo un bel gruppo, tutti in tuta, carichi come molle. Il tempo passa veloce, tra un caffe', una sosta fisiologica e una (due ... "x") sigarette. Ci aggiriamo tra i box, assordati da 2tempi sparati a 14000 giri e 4tempi stubate, sparando bischerate per arginare la tensione. Io, Marco e RAG riusciamo ad ottenere tre ingressi per le 11,30. Nel frattempo una ragazza si avvicina al gruppo: e' l'addetta di uno studio fotografico. Ci offre foto a 12000 lire prese dalla pista. Accetto con entusiasmo, altri mi seguiranno.
Arriva l'ora fatidica. Tutti in fila, ci siamo. Ecco, entro. Passo dal sole al buio del passaggio sotto le tribune, poi di nuovo al sole che illumina la corsia box e ... la pista !
Via, si va. Accidenti quanto e' larga. Scaldo un po' le gomme, iniziano a passarmi accanto delle belve scatenate. La San Donato: imposto a destra, asfalto modello carta moschicida. In rapida successione un sinistra destra, poi ancora sinistra destra, piccolo rettilineo, ancora destra sinistra in discesa, inizio a seguire un po' quello che fanno quelli davanti. Due curve a destra, la prima facile, la seconda piu' chiusa e in salita ("ma dove finisce?
oddio! ah, ecco, ho capito ...") ... e via cosi', fino all'ultimo tornante a sinistra, lunghissimo, prima del rettilineo. Il primo
giro e' fatto, mi sembra di esserci nato in pista (gia' ... nato una sega! :-) ).
Inizio subito a tirare. Al terzo giro comincio a prendere confidenza col "meccanismo" (verro' cronometrato proprio al terzo passaggio intorno a 2 minuti e 40).
Sorpasso Marco, che, visto il luogo, aguzzava anche lo sguardo per vedere di individuare qualche fungo ai bordi della pista :-)
Nelle curve inizio a star dietro a gente con mezzi notevoli e mi tolgo qualche soddisfazione (un Suzuki due tempi tenta di passarmi prima del Correntaio, ma non ci riesce :-) un altro con quello che sembra un Thundercat mi passa sul piccolo dritto nella parte alta per vedersi ripassare alla staccata successiva). Comincio a fresare le pedanine. Al quinto giro tocco le pedane in TUTTE le curve, entro con la moto bene in coppia e spalanco gas appena vedo la fine della curva. Penso di aver abbassato quel 2:40 del terzo giro di almeno 5-6 secondi. Via sempre piu' veloce, mi viene un coccolone solo una volta: arrivo in pieno (ho il contakm rotto, ma ero intorno agli 8000 giri in quinta, che sono piu' o meno 220 di tachimetro) in fondo al drittone, subito dietro la coda di un mezzo non identificato: passo il cartello dei 200, quello dei 100, finalmente lui frena ... e io pure. Mi attacco ai freni con tutta la forza che ho, la moto inizia a scodinzolare ... non ce la faccio! NON CE LA FACCIO! ... ce la faccio ... imposto la curva un po' troppo verso il centro, ma riesco a chiudere la traettoria.
La pista NON e' poi cosi' larga come mi sembrava all'inizio ...
Si continua. "Impossibile scivolare" penso. Apro gas sempre prima, entro in curva sempre piu' piegato. Nel frattempo al Correntaio si e' acceso il semaforo lampeggiante. Dopo la curva, una bandiera gialla mi annuncia un volo: sulla destra vedo un ragazzo accanto alla sua moto sul cavalletto. Cammina, tutto bene. Poi un altro volo, i segni sull'asfalto, la moto nella sabbia, il pilota accanto che rialza il mezzo. Anche lui sembra a posto.
Ottavo (o nono ... boh?) giro.
Ecco, San Donato fatta, ora c'e' il sinistra destra piu' lento ... scalo una marcia ... ecco ... bene cosi', GRANDE! ... metto la terza ... ora il sinistra destra piu' veloce ... sinistra ... buona, sono in traettoria ... destra ... ok, bella stretta, posso
aprire prima ... apro gas, prima piano, poi con decisione ... il posteriore inizia a scivolare ... "pelo" un po' il gas ...
TROPPO TARDI! ... mi faccio una trentina di metri sul sedere con la moto che parte per la tangente, tocco il cordolo, inizio a rotolare (cielo, terra, cielo, terra, ... ), riscivolo un altro po' (OOOHH! ma non mi fermo?) ... ecco, finalmente il cielo e la terra sono tornati al loro posto.
Mi rialzo, vedo la moto 10 metri dietro a me, meta' nella sabbia e meta' sul cordolo, la rialzo: pezzi di carena, una pedanina e uno specchietto giacciono li' intorno, beffardi. Non riesco a farla uscire dalla sabbia, la metto sul cavalletto e metto in moto: tutto bene.
Arriva un addetto, mi aiuta a uscire dalla buca ("Accidenti quanto pesa"), rientro ai box con le forche svirgolate, il manubrio torto, il morale a terra.
Il gruppo mi accoglie stralunato, nessuno aveva capito cosa avevo fatto, credevano fossi arrivato lungo sulla sabbia. Spiego sommariamente il fatto, cerco di levarmi la tuta di dosso e mi accorgo di come l'ho conciata. Se ero in jeans a quest'ora ero in ospedale. Mi rendo conto dei danni della moto: specchietto sinistro (stranamente, sono cascato sulla destra), pedana passeggero destra rotta, pedana pilota piegata, manubrio piegato, forche svirgolate (parecchio),
attacco della forca al parafango rotto, scarico destro graffiato e pieno di bozzi, naturalmente carena destra e cupolino graffiati e spezzati, piastre varie piegate.
Mi tocco: il pollice della mano destra mi fa' male, ma non ho altro. Guardo l'unica pedana integra: e' limata per meta'! Su strada l'avevo toccata un paio di volte, e mi era parso di essere al limite massimo. La gomma posteriore e' consumata fino al bordo, ove si sono formati i famosi ricciolini provocati dal riscaldamento.
Insomma, che altro vi posso dire?
Ci credete che mi sono divertito? :-)

 

Il terremoto !

Dopo 2 settimane di ferie in Sardegna, più una settimana a Villasimius di Cagliari per un corso di formazione, ed un’altra settimana passata a leggere gli 866 messaggi dell’IRI trovati nella mia mail box,ora sono di nuovo a
Perugia pronto a lasciare la mia firma nella lista.
Il mio ritorno voleva essere gioioso e spiritoso, ma il dramma del terremoto che ha colpito le mie zone, i morti, le case distrutte, le opere d’arte danneggiate, il terrore sugli occhi della gente, dei bambini e degli anziani, ha per il momento la precedenza.
Alle 2,33 di venerdì mi ha svegliato il movimento del letto; dormivo con le gambe piegate ed ho notato che il polpaccio mi faceva in qua ed in là.
L’armadio ha emesso alcuni scricchiolii. Ma la mia attenzione era su altri eventuali rumori: quelli della struttura portante della casa. "Non ce ne sono, non ce ne sono!" pensavo velocemente mentre speravo che il movimento
terminasse. Ma non terminava mai. L’inizio è stato fortissimo, poi è calato un po’… poi ha ripreso ancor più forte di prima. Poi d’un tratto è finito…
Io, immobile sotto le coperte, con il cuore fermo e senza respirare, cercavo di capire se una scossa del genere potesse aver fatto dei danni da altre parti. Ho pensato ai miei genitori che abitano a 25 km da Perugia (a Casalina di Deruta) e che abitano in una casa che non ha le caratteristiche per sopportare forti scosse di terremoto. Sono rimasto immobile ancora per qualche secondo…
Incredibile: io che ho il terrore del terremoto, io che dopo il terremoto in Irpinia non ho dormito per anni ed anni nella posizione in cui all’epoca sentii la scossa distruttrice, mi sono sorpreso della tranquillità con cui ho vissuto una scossa dell’8° grado della Mercalli… Forse perché il mio inconscio è consapevole delle caratteristiche antisismiche di casa… bo!!
Pochi minuti dopo suona il telefono. Mi precipito a rispondere. Era mia moglie Paola che trovandosi al lavoro (presso una casa di riposo per anziani) aveva sentito la scossa .
Lì era tutto a posto ed in ordine a parte la paura, sua, dei suoi colleghi e dei numerosi ospiti che erano usciti dalle camere…
Ormai erano passati 10 o 12 minuti e ancora non avevo sentito i miei genitori.. Prendo il telefono, faccio il numero, e comincio a contare gli squilli: uno (e va bene), due (adesso rispondono), tre (ma che fanno non rispondono?) quattro (oddio...), cinque .."Pronto?" (FFFiùù!!!…).
Avevano sentito la scossa, non si sono mossi da casa e si erano rimessi a dormire!…Incredibile!!!.
Okay. Mi affaccio per vedere quella fettina di Perugia che sta davanti la mia finestra come aveva reagito: soltanto un paio di luci accese e null’altro. Tutto calmo e tranquillo.
Vabbè, allora torno a letto.
La mattina le prime notizie dei primi morti (due anziani) tra l’Umbria e le Marche. Vado in ufficio, i commenti sulla scossa con i colleghi e poi prendo la macchina (la moto era dal meccanico a cambiare un cuscinetto rotto durante
il tragitto Civitavecchia Perugia della domenica precedente) per andare a controllare un’attività di animazione per bambini che è gestita della mia cooperativa.
Alle 11.45, mi reinscatolo in macchina per tornare in ufficio e mi trovo imbottigliato nel traffico. Cosa non del tutto usuale per Perugia in quell’ora della mattina. Passo davanti agli uffici finanziari ed è il caos: tonnellate e tonnellate di persone e macchine stavano riversandosi in strada, lì a fianco da una scuola media, tutti gli scolari "se davano"… "Che
ci sia stata un’altra scossa? Ma no!!". Arrivo in ufficio e trovo la segretaria bianca come un cadavere che si asciugava gli occhi, Monia (la collega compagna di vacanza) con gli occhi sbarrati ed ancora tremante. Io fresco fresco arrivo e chiedo : "Ma che c’è stata un’altra scossa?" Momenti mi azzannano.
Pur essendo al piano terra avevano sentito i tavoli muoversi, numerosi oggetti sono caduti dagli scaffali frantumandosi sul pavimento (contribuendo notevolmente al panico) e per puro istinto si sono riversati tutti in strada (cosa altamente pericolosa da fare in casi di terremoto).
La caduta degli oggetti dagli scaffali faceva intendere che questa seconda scossa era più violenta di quella notturna.
Per un paio di ore c’è stato il caos: traffico stradale completamente congestionato al limite del tilt; limite che hanno raggiunto le linee telefoniche sia quelle fisse che i ponti radio dei cellulari.
Non si riusciva a mettersi in contatto con i familiari in nessuna zona dell’Umbria e tantomeno con i residenti nelle zone di Foligno ed Assisi.
Poi i telegiornali hanno confermato quello che si immaginava ma che non si voleva pensare o comunicare ad alta voce.
Paesi scomparsi, cicatrici nella storia dell’Umbria e delle Marche che non si rimargineranno mai, case distrutte, frutto di sacrifici lunghi una vita, e…. non riesco a trovare altre parole, rischio di entrare nel retorico… ma ora è successo qui a pochi km, a persone che conosco (una mia collega sposatasi 20 giorni fa, ha la casa, nuova, con gravi lesioni ed era in
attesa di un esame tecnico sulla stabilità: è di Foligno), non sono immagini lontane…
Ora spero solo che la terra si calmi e che i soccorsi arrivino a dare un po’ di conforto a tutti coloro che ne hanno bisogno…

 

Il viaggio perfetto...

Eccoci qua, io e Margherita appena tornate dalla Sardegna.
Per prima cosa: lei e' stata bravissima! Tutta carica (tenda, sacco a pelo, borsa da serbatoio e zainetto sotto al ragno) piegava tranquilla per l'orientale sarda, scendeva sterrati, saliva sulle pedane legno/rotaie/melma dei traghetti... entrava timida nei campeggi, ai distributori, nei paesini, dove ogni volta tutti gli sguardi si concentravano e l'emozione avrebbe
potuto tradirla. Invece lei era cosi' contenta che faceva tutto alla perfezione e non stava a sentire neanche me quando le confessavo di avere un po' paura.
Seconda cosa: i motociclisti. Da almeno una decina di anni faccio vacanze in moto, come passeggera, e mi e' capitato di salutare altri motociclisti sulla strada, vedere qualcuno che si fermava per offrirti soccorso quando accostavi anche solo per soffiarti il naso, scambiarsi un sorriso appena fuori dal casco sul belvedere di un paesaggio mozzafiato. Ma stavolta,
certo perche' sola con Margherita (i miei amici automobilisti :-(( mi aspettavano gia' la') ma soprattutto perche' lei e' davvero bellissima, bisogna ammetterlo!, gia' al primo distributore sulla Roma-Civitavecchia stavo chiacchierando con una ragazza appassionata di moto che mi avvertiva di un cordino pericolosamente penzolante dalla mia tenda. E cosi', dopo la notte in traghetto, fare colazione all'alba a Golfo Aranci con dei ragazzi, mai visti ma come vecchi amici, con le carte sui tavolini e i percorsi - possibili e assurdi - di viaggi fatti, da fare al mattino, o un giorno chissa' quando. O il timidissimo e solitario motociclista di Reggio Emilia che, appena arrivata in campeggio, senza riuscire a dire una sola parola mi ha aiutato a sistemare gli specchietti (oddio questi specchietti!) manomessi sul traghetto. O l'ingegnere che ora per passione si e' iscritto a psicologia, per passione va in moto, per passione sta organizzando il giro dell'Italia
in deltaplano.
Terza cosa: dormire in tenda con la tua moto accanto, e la vedi attraverso la zanzariera prima di addormentarti.
Quarto: piu' di tutto, l'aria calda addosso mentre gironzoli sola senza meta, il mare li' davanti, il profumo del mirto, la stradina tutta curve.
Quinto: tirare su la moto dal cavalletto laterale dopo essere usciti dall'agriturismo di Padru (Giulia, il mio era quello accanto, di Pietro e Tomasina, stesso menu, stesso prezzo, stessa sbronza, immagino :-))).
Sesto: andare mentre, esattamente quando serve, ti tornano in mente le parole e i consigli degli amici, presidente, maestro... o qualche racconto, che non credevi nemmeno di aver sentito in birreria, su un brecciolino fatale, eccolo li'; su quello sterrato da non contrastare; sul cavalletto che li' non reggeva, come questo, e qualcuno viene a metterti li' sotto una bottiglia vuota di plastica acciaccata, che se piove non cede; su quella strana pendenza in curva che non avresti mai detto, ma in un attimo una parola ti dice come prenderla. E senti per tutti quei racconti e per ognuna di quelle voci quello che non dirai mai.
Settimo: ho scoperto un ragazzino di dodici/tredici anni mentre stava facendo una foto a Margherita... "scusa... e' bellissima".
Ottavo: molti, quando vedono una donna in moto, pensano che sei li' per sfidarli, o per sfidare chissa' cosa, ed e' una colpa, quasi non aspettano altro che sbagli, che ti meriti una punizione per tanto affronto, e confermarsi le proprie ragioni. Per altri e' davvero troppo. Se fossi tutta verde con le antennine in testa, faresti meno impressione. Alcuni ti
mandano saluti e baci dalle macchine. E approvano con l'energia che sarebbe della loro liberta', tenuta da qualche parte. Per qualcuno, di sicuro non sei una donna. Per le donne, o ti stanno gia' abbracciando e lo senti, o ti odiano e non se ne parla piu'. Ma da qualche parte piccola piccola in fondo...
E te che vorresti che fare qualche giro in moto fosse per tutti solo bello, bellissimo, e basta!
Nono: sei gia' quasi a casa e per un attimo sulla strada pensi che non hai bucato, la moto non e' caduta, te neanche un graffio, tutto e' a posto, ma quell'attimo chi te lo da' il diritto di pensarlo? sei ancora li', meglio guardare la strada e godere il paesaggio (quella macchina li' davanti hai gia' capito che in un attimo si allarghera' senza segnalare).
Decimo... ok ok finisco qui prima che mi togliete per sempre l'accesso a questa lista! Ma capite... era la prima volta.

 

Appunti di viaggio

Ora tocca a me il report della vacanza. Sono stato in Sardegna (come già comunicato) con moto, moglie e due amici
(la mia collega Monia ed il suo boy friend Maurizio) in macchina.
Quest’ultimo fatto ha condizionato gli spostamenti per tutti i 15 giorni: per rimanere tutti insieme sono stato costretto a tenere ferma la moto per 15 giorni (cosa mai successa prima!) fino a che loro (Paola, e gli altri due) non sono tornati in continente (non incontinente) in macchina. Io il giorno dopo mi sarei dovuto recare a Villasimius (CA) per partecipare ad un corso di aggiornamento. FINALMENTE IN MOTO !!!
Malgrado i suggerimenti dei padroni di casa che mi avevano suggerito (con molta energia) di usare la super strada che porta direttamente a Cagliari via Oristano, ho preferito provare la statale 125 Orientale Sarda.
Partenza da La Caletta di Siniscola alle 08.30. Fino a Dorgali la strada era nota grazie alle 2 escursioni in macchina per
arrivare a Cala Gonone.
Oltrepassata l’ingresso della galleria, che dall’altra parte si apre sul golfo di Orosei, si entra nell’ignoto.
Da lì fino a Baunei ho percorso 50 km in completa solitudine. 50 km di curve (non ricordo di aver percorso 200 metri di rettilineo), aggrappate alla parete della montagna. Montagna sopra e strapiombi sotto (in media 150 – 300 metri di volo verticale prima di toccare il fondo!).
Come già detto il traffico è quasi inesistente: credo di aver incontrato più addetti alla manutenzione delle strada che auto (ottimo il fondo, un po’ meno le barriere laterali: basse e spesso danneggiate o inesistenti!) coadiuvati da numerosi greggi di capre tranquillamente impegnate a liberare i margini dell’asfalto dalle erbacce.
50 km di panorami stupendi, crepacci, canion, burroni… peccato di aver la macchina fotografica incastonata nello zaino a sua volta incastonato sul sedile con cinghie e ganci, eppoi con l’unico obiettivo a disposizione (35mm) non avrebbe prodotto foto in grado di rendere giustizia allo spettacolo.
A forza di guardare il panorama (uno dei più suggestivi che abbia mai visto) si rischia di arrivare lunghi su molte curve e si rischia anche di essere poi i protagonisti assoluti di 3 o 4 cicli di trasmissioni di "Chi l’ha visto?".
Poi nell’unico tratto di strada un po’ meno impervio, ecco un posto di blocco dei Carabinieri in mimetica (paracadutisti del Tuscania) con la mitraglietta M12 alla mano e giubbe antiproiettile.
Io, unico utente della strada in quel momento, ero sicuro di essere fatto oggetto dello sventolamento della paletta, anche perché il capo pattuglia aveva già fatto un passo verso il centro della strada.
Allora ho cominciato a rallentare, pronto a fermarmi, ma i militari mi guardano e basta. Mentre passo loro innanzi, alzo la mano in segno di saluto.
Il Brigadiere mi risponde con un cenno della testa e non mi ferma. Peccato, avrei scambiato volentieri due parole con loro. Da Baunei si comincia a scendere (avevo già passato un valico a 1050 metri s.l.m.) ed il panorama cambia (la strada NO).
Ora si è sull’altro versante, verso Arbatax ed il Tirreno. Grandiosa la veduta sulla piano fittamente coltivata che si spegna dolcemente sul mare con al lato destro le rocce rosse di Arbatax a picco sul mare.
Ora la strada comincia a permettere velocità di crociera più elevate. Arrivo finalmente in vista di Villasimius, o così almeno indica il cartello cittadino. Intorno non c’è nulla, o meglio c’è il nulla.
Le colline tondeggianti che finiscono direttamente nel mare e la cicatrice della strada sul loro fianco. Forse dopo la prossima collina e dopo 2 tornanti mi troverò di fronte a Villasimius. Macchè, l’illusione è durata per numerose colline e ancor più tornanti. Poi finalmente le prime case a schiera, i primi vialoni con marciapiedi , oleandri, e illuminazione pubblica. Mi ricorda un po’ il paesaggio artificiale di Playa de las Americas di Tenerife.
Facilmente riesco a trovare il villaggio turistico dove (opportunamente ) era stato organizzato il corso.
Appena entro nel villaggio mi trovo praticamente obbligato a parcheggiare la moto, smontare i bagagli ed a salire in una macchinina elettrica (tipo campo da golf) che mi avrebbe portato presso il mio bungalow. Che sensazione strana trovarsi dopo 4 ore di moto tra vibrazioni, rumori e rombi, su un mezzo di locomozione che non emette neanche un fiato!!!
Tutto sommato una bella cosa dopo 4 ore per fare 250 km ( alla strepitosa media di poco oltre i 50 kmh!).
NOTE:
Il suggerimento di Giulia di andare a cena da Tonino Corda è stato seguito per due volte! Dopo la prima volta (non ti dico le peripezie e gli improperi per trovare l’agriturismo…) si è resa necessaria una seconda visita per avere conferma. Soprattutto del porceddu, della seada e, direi, di tutto il resto. Soltanto che la seconda volta un pipistrello entrato nella sala strapiena di turisti ha rischiato di far saltare qualche tavolo e tutto quello che c’era sopra. Nominerei il signor Tonino Corda come un benemerito all’altezza dell’IRI !…
Il suggerimento di Carlo l’ho seguito facendomi costruire delle cinghie con dei nastri che solitamente vengono utilizzati per rinforzare la seduta delle poltrone, da fissare con del velcro. Si sono rivelate ottimo prodotto perché estensibili solo in minima misura, proprio quel tanto da permettere un "tiraggio" che ha consentito alle borse della moto di ritornare a casa indenni.

 

Consigli per il viaggio

Allora, come ormai penso saprete, quest'estate andiamo in Portogallo.
E' il mio primo "vero" viaggio in moto, per cui sono qui a chiedervi dei consigli.
Dunque, intanto qualche premessa:
- siamo io la Lella e, per ora, un'altra coppia. Questo per dirvi che non partiamo soli, per cui siamo tutti un po' piu' tranquilli
- montero' le due borse laterali e quasi sicuramente una borsa sul serbatoio. Naturalmente dovro' utilizzare (per i sacchi a pelo? vedere sotto) anche il portapacchi posteriore

- abbigliamento posseduto: due tute da pioggia, buone, stivali in gore-tex (solo io), copriguanti, guanti estivi (2 paia) ed
invernali (1 paio) (Spidi, tutti un po' "alla frutta"), giubbotto Spidi con imbottitura e maniche staccabili senza protezioni (quello che porto sempre)
- trousse di attrezzi di serie, due "gonfiaripara" per le gomme, cartine varie

Passiamo subito ai consigli:
- partiamo senza nessun tipo di prenotazione. Ci hanno detto che il posto, al limite in bungalows, si trova, se non sulla costa, sicuramente nell'interno. Purtroppo pero' prevediamo una sosta in Costa Brava - Spagna (piu' di 1000 km al giorno non riusciamo a farli ... :-) ) e li' forse son dolori ... sara' il caso di piazzare anche due sacchi a pelo? qualcuno e' stato ultimamente in Portogallo?
- abbigliamento: pensavo di prendere almeno un giubbotto serio e un paio di stivali alla Lella + due paia di guanti estivi. Non scarto neanche la possibilita' di comprarne uno nuovo anche per me. Cosa prendo? (parliamo sempre di roba estiva, per l'invernale ci pensero' piu' avanti)
- interfono: un modello comodo, di facile installazione, eventualmente con la possibilita' di attaccarci un walkman (non so se tutti lo permettono). Ricordo che io ho uno Shoei Duotech e la Lella un modello simile, ma marcato "Amerika"
- la borsa sul serbatoio: avrei idea di cambiarla, prendendone una con le seguenti caratteristiche: trasformabile in zainetto; non "magnetica" (troppo rischiosa per la vernice del serbatoio); di buona capacita'; dotata di "preservativo" in caso di pioggia; che duri :-)
- per quanto riguarda i documenti della moto? ci vuole anche la carta verde?
- non vedrei male una bella assicurazione o qualcosa del genere.
Io ho la "Yamaha Euro Service", valida 3 anni, con un numero verde in funzione 365 giorni l'anno. Qualcuno ha avuto (purtroppo) esperienze con questa formula? potrebbe essere utile integrarla?

Altri (eventuali) consigli saranno accolti con gratitudine eterna

..........

>Allora, come ormai penso saprete, quest'estate andiamo in Portogallo.
>E' il mio primo "vero" viaggio in moto, per cui sono qui a chiedervi
>dei consigli.

Premesso che l'ultimo viaggio in moto l'ho fatto quasi vent'anni fa' (ma nel frattempo ho accumulato una certa esperienza di viaggi in genere):

Iniziamo con la prima regola del Benedetti: MAI PRENOTARE. ;-) O almeno, io mi sono sempre trovato bene cosi'. A meno che non si conosca gia' il posto e si sappia gia' dove si vuole andare non conviene proprio. Intanto gli agenti di viaggio sono bugiardi a un livello paragonabile solo a quello dei venditori di auto usate, poi - paradossalmente - in localita' di villeggiatura si trova posto piu' facilmente all'ultimo momento che un mese prima (diverso il discorso se
avessi prenotato ad aprile), come sottoprodotto hai anche una maggiore liberta' di cambiare programma, infine in questo modo si riesce quasi sempre a trovare alloggio da privati, spendendo meno e con rapporti umani coi locali molto migliori. (Della serie: non ti fidar dei consigli di negozi & ristoranti del portiere d'albergo/gestore del campeggio, ma ti puoi quasi sempre fidare dei consigli della vedovella che affitta le camere in stagione) Sintomatico il caso si quando decisi di andare nel Gargano il 14 agosto! Partimmo alla ventura nonostante tutti gli alberghi fossero ovviamente pieni... Senza neanche impazzire troppo trovammo un contadino che affittava dei villini a 20.000 lire al giorno e la mattina ci lasciava pure il cesto di fichi o di albicocche davanti alla porta. Ci sentiamo ancora per gli auguri di Natale. :-)

Attrezzatura:
Aggiungerei solo una latta di olio di quello buono che piace tanto al tuo motore e nastro adesivo da pacchi.

Abbigliamento:
Dato il clima, piu' del sacco a pelo ti servira' forse piu' il materassino e un sacco lenzuolo. (Il sacco lenzuolo e' una specie di federona con la zip su un lato. (Se non lo trovi in un negozio di articoli per campeggio lo puoi far confezionare alla mamma, piegando in 2 un lenzuolo matrimoniale cucendolo sul lato corto e aggiungendo la zip su quello lungo.)
Considera che il materassino poi lo usi anche al mare e che se devi dormire per terra e' piu' importante il materasso della coperta, che puoi sostituire con i vestiti...
Vero e' che i moderni sacchi a pelo di piuma piegati diventano piccolissimi: il mio che e' consigliato fino a -20 diventa grande poco piu' di un caciocavallo.

Interfono:
come forse saprai :-), posseggo da pochi giorni l'interfono Roland. Per il noto corollario della legge di Murphy non ho ancora avuto modo di provarlo, comunque:
a) l'ingresso per il walkman ce l'ha.
b) per non rinunciare alla celata apribile di cui sono forniti i nostri caschi ho dovuto prolungare di una decina di centimetri il cavo che va da un auricolare al microfono. (Altrimenti aprendo distrattamente il casco strappi il cavo del microfono.)

Borse da serbatoio:
Devo ammettere che, viste le magnetiche di Paola e Pierluigi, mi sono ricreduto su questo articolo: costano poco, diventano zainetti, sono stabili e soprattutto le calamite sono bene imbottite, insomma il rischio di graffiare il serbatoio mi pare minimo.
Pero' un dandy come te non puo' portare in giro l'Ape Maja con delle borse qualsiasi! :-) Assolutamente d'obbligo il copriserbatoio Bagster in tinta con la moto, con l'apposita borsa. Io ho preso il modello Omega (mi pare), che consiste in 2 borse accoppiate, utilizzabili anche singolarmente. Io mi ci trovo bene. E' un po' caro... (una mezza milionata :-()

Per il resto direi che se non l'hai ancora fatto devi andare in edicola e cercare il numero speciale di Motociclismo (E' uscito a giugno... pero' io l'ho trovato ieri.) dal titolo: VACANZE IN MOTO '97 Che diamine! :-)


..........

>Dunque, intanto qualche premessa:
>- siamo io la Lella e, per ora, un'altra coppia. Questo per dirvi
>che non partiamo soli, per cui siamo tutti un po' piu' tranquilli
>- montero' le due borse laterali e quasi sicuramente una borsa
>sul serbatoio. Naturalmente dovro' utilizzare (per i sacchi a
>pelo? vedere sotto) anche il portapacchi posteriore

I sacchi a pelo si piazzano strategicamente "sopra" le borse laterali. A buon bisogno, un trapano a punta sottile, 4 manigliette (ve ne sono di belline assai) ed un po' di silicone ti permettono di montare dei "passacinture" sulle borse (occhio alla tenuta dei fori) con le quali puoi fissare i sacchi a pelo. Se la TDM non ha le borse troppo alte, sono
assolutamente on intrusivi e comodissimi. Ti lasciano il portapacchi libero e possono alla bisogna servire come "braccioli" per Lella. L'ideale sarebbe farsi (a me li fece un amico) dei sacchetti appositi cosi' arrotoli in un unico salamone materassino e sacco a pelo e via.

>- abbigliamento posseduto: due tute da pioggia, buone, stivali
>in gore-tex (solo io), copriguanti, guanti estivi (2 paia) ed
>invernali (1 paio) (Spidi, tutti un po' "alla frutta"), giubbotto
>Spidi con imbottitura e maniche staccabili senza protezioni (quello
>che porto sempre)

Ampiamente sufficiente. Non dimenticherei un paio di guantoni impermeabili (quelli della Pirelli per lavare le auto vanno benone) in caso di pioggia. Ed una buona dose si sacchetti per immondizia condominiali per impacchettare sia il contenuto delle borse (hai visto mai...) che i sacchi a pelo (idem). Naturalmente al di fuori dei sacchetti avrai o le borse o i sacchetti di stoffa dei sacchi a pelo. Anche l'occhio vuole la sua parte, dannazione.

>- trousse di attrezzi di serie, due "gonfiaripara" per le gomme,
>cartine varie
>Passiamo subito ai consigli:
>- partiamo senza nessun tipo di prenotazione. Ci hanno detto che
>il posto, al limite in bungalows, si trova, se non sulla costa,
>sicuramente nell'interno. Purtroppo pero' prevediamo una sosta
>in Costa Brava - Spagna (piu' di 1000 km al giorno non riusciamo
>a farli ... :-) ) e li' forse son dolori ... sara' il caso di
>piazzare anche due sacchi a pelo? qualcuno e' stato ultimamente
>in Portogallo?

Da dove stai tu barcellona si fa tranquillamente in un giorno senza neanche fare le statali. l'unico pezzo brutto (faticoso) e' la Costa Azzurra, pero' e' bellissimo.

Prenotazioni: regola numero uno dei viaggi in moto. NON PRENOTARE MAI NULLA. Viaggi meglio, piu' leggero, senza patemi d'animo (oddio mi tocca stare altri tre giorni...) e se non hia troppe pretese, solitamente finisci con lo stare MOLTO meglio.

>- abbigliamento: pensavo di prendere almeno un giubbotto serio
>e un paio di stivali alla Lella + due paia di guanti estivi. Non
>scarto neanche la possibilita' di comprarne uno nuovo anche per
>me. Cosa prendo? (parliamo sempre di roba estiva, per l'invernale
>ci pensero' piu' avanti)

Certamente si. Pero' occhio perche' tanto alla fine, soprattutto nei posti parecchio caldi (e la Spagna lo e') alla fine viaggi in T-shirt e parareni. Non buttare soldi e limita il tutto allo stretto necessario. Anche perche', se e' il primo viaggio, ti accorgerai al ritorno che avari utilizzato il 30% di quello che ti sei portato.

>- interfono: un modello comodo, di facile installazione, eventualmente
>con la possibilita' di attaccarci un walkman (non so se tutti
>lo permettono). Ricordo che io ho uno Shoei Duotech e la Lella
>un modello simile, ma marcato "Amerika"

Il walkman e' PROIBITO. Non sognartelo nemmeno. Oltretutto la musica sotto il casco e' anche fastidiosa (suona di merda).

>- la borsa sul serbatoio: avrei idea di cambiarla, prendendone
>una con le seguenti caratteristiche: trasformabile in zainetto;
>non "magnetica" (troppo rischiosa per la vernice del serbatoio);
>di buona capacita'; dotata di "preservativo" in caso di pioggia;
>che duri :-)

Ottima scelta. Ricordati di piazzarci la roba pesante per bilanciare il posteriore appesantito dalle borse e dal passeggero.

>- per quanto riguarda i documenti della moto? ci vuole anche la
>carta verde?

Mah, ormai la danno gratis tutti quanti....

>- non vedrei male una bella assicurazione o qualcosa del genere.
>Io ho la "Yamaha Euro Service", valida 3 anni, con un numero verde
>in funzione 365 giorni l'anno. Qualcuno ha avuto (purtroppo) esperienze
>con questa formula? potrebbe essere utile integrarla?

Ho avuto l'ACI Passport per tanti anni e non l'ho mai usato. Pero' non mi e' mai servito, grazie al cielo :-)

>Altri (eventuali) consigli saranno accolti con gratitudine eterna
>:-)

Uno solo: occhio al traffico. I francesi guidano come pazzi e gli spagnoli
non sono da meno.

 

Il viaggio .......

Eccomi, finalmente trovo qualche minuto (minuto?) per scrivere due (due?) righe sul mio/nostro viaggio di quest'estate.

Partiamo in perfetto orario da Vaiano alle ore 22 circa di domenica 10 Agosto. Subito il primo problemino: si fulmina una lampadina della strumentazione, fortunatamente quella che illumina il termometro. 35 km dopo il primo pieno il contakm si azzera.
Comincio a preoccuparmi ... inutilmente, per fortuna.
A Ventimiglia le nostre passeggere cominciano a chiederci quanto manca: "poco" rispondiamo all'unisono. La risposta sara' sempre la stessa ad ogni pieno, cioe' ogni 240-280 km ... ;-)
Viaggiare di notte e' molto rilassante: fa fresco, c'e' poco traffico.
Teniamo una media piuttosto elevata, considerando le strade (non so se conoscete l'autostrada dei Fiori che porta a Ventimiglia ... un susseguirsi di gallerie e curve piuttosto pericolose, con vento laterale sui viadotti tra le gallerie piuttosto forte) e proseguiamo senza nessun intoppo. Quando inizia ad albeggiare, siamo a 200 km circa dal confine con la Spagna. Nel corso di un pieno ci fermiamo a mangiare qualcosa. Quando usciamo siamo circondati da nuvole
poco promettenti (erano gia' diverse decine di km che un temporale di dimensioni bibliche ci accompagnava alla nostra sinistra).
"Ma no, non piove". Saliamo in moto e giriamo intorno al bar per rientrare in autostrada: la vista ci consiglia caldamente di fermarci immediatamente a metterci le tute. Non facciamo in tempo. Una specie di diluvio universale si abbatte su di noi. Stoici, proseguiamo.
Lungo la strada, una processione di macchine ferme a destra con gli SOS accesi comincia a preoccuparci. Insomma, loro avevano preferito fermarsi, noi in moto continuiamo. Ma non andremo molto avanti. A Perpignan (circa 950 km e poco meno di 12 ore dalla partenza), dopo una trentina di km di strada percorsi a 70 km/h e bersagliati da secchiate d'acqua alziamo bandiera bianca. Ci fermiamo in un motel dove rimarremo per l'intero giorno e per tutta la notte seguente, mentre fuori si scatena una specie di uragano.

Il 12 mattina si riparte, con un bel sole, destinazione Madrid (650 km). Ci arriviamo tranquillamente. Bellissima, per quel poco che riusciamo a vedere. La sera, paella, cozze e sangria in un ristorante in centro. Sara' l'ultimo pasto decente che faremo per diversi giorni.

Il mattino dopo (13/8), via di nuovo, destinazione Porto (altri 600 km). Attraversiamo il centro della Spagna, percorrendo quasi tutte superstrade e statali, in mezzo a paesaggi lunari e strade diritte che si perdono all'orizzonte. Caldo. Decidiamo di fare una strada secondaria per fare qualche curva: terribile, piena di buche, invasa da ghiaia e terra. Ci stanno lavorando, incontriamo diversi TIR carichi di terra e sassi. La strada scorre vicina ad un fiume chiuso da una diga, molto suggestivo. Arriviamo ad Avila, splendida. Da visitare se vi capita di passare da quelle parti. Foto di rito, poi via di nuovo. Al confine siamo cotti dal sole. Inizia una strada, definita autostrada, piena di salite e discese, con tratti a tre corsie. Camion scassati e lentissimi ci sbarrano la strada ovunque. Polizia in moto ferma ai lati della strada ogni pochi km. Probabilmente la strada viene sfruttata come pista dai motociclisti locali (effettivamente,
se fossimo piu' scarichi, ci sarebbe da divertirsi, camion permettendo), pero' di moto se ne vedono poche.
A sera arriviamo a Porto, che non ci piace granche'. L'unica nota di colore e' la zona delle fabbriche dell'omonimo vino, che si vede da un ponte che passa molto piu' in alto, sopra un corso d'acqua. Scendiamo a Espinho, localita' balneare sull'oceano, su consiglio di un pittoresco personaggio (che sembra stazioni vicino all'ufficio del turismo, che alle 19 chiude, apposta per dare informazioni ai turisti. Quando ripartiamo lo vediamo chiacchierare, sempre con un "Calippo" in mano, con l'autista di un furgone targato Slovenia). Traffico bestiale. Il posto e' cosi' cosi', dormiamo in una stanza sottoterra, in quattro (la cosa si ripetera' spesso).
Fortunatamente i proprietari dell'albergo parlano l'inglese. Il portoghese, almeno per ora, e' incomprensibile (dopo qualche giorno, cominceremo a "entrare" un po' nella calata, ma e' comunque una strana lingua).

Il 14/8 ci risvegliamo in un posto completamente diverso: nebbia, freddo e vento. Andiamo a vedere l'oceano, che con questo tempo fa un po' paura. C'e' qualche ragazzo che fa del surf con quelle tavole corte su cui si va sdraiati a pancia in giu'. Naturalmente, siamo gli unici con maglia di cotone e pantaloni lunghi: tutti tranquillamente in costume (saranno abituati? ... mah ...). Ripartiamo, .destinazione Figueira de Foz, altro luogo balneare, alla ricerca di un po' di sole. Le strade sono se non altro caratteristiche, non molto trafficate, ma e' difficile macinare km, troppi paesi.
Vediamo qualche bella casa, ma anche tante catapecchie. A Figueira troviamo una spiaggia impressionante, larga duecento metri ("Per andare a fare il bagno alle tre bisogna partire a mezzogiorno") e lunga un'esagerazione. Il tempo pero' e' sempre lo stesso. Cerchiamo di dormire sulla spiaggia, ma dopo un po' ci svegliamo per il freddo. Dormiremo in un albergo, nuovamente in una stanza per quattro.

Probabilmente da queste parti non vedono molte moto: riceviamo ovunque un'"accoglienza" calorosa, ragazzi che urlano per la strada al nostro passaggio, gente che si ferma a guardarci mentre attraversa la strada (con grosso rischio per la loro incolumita'), e cose simili.

Il giorno dopo (15/8), ancora nebbia, freddo e vento. Via di nuovo, vogliamo vedere Fatima. Ci arriviamo che e' in corso la cerimonia per S. Maria. Folla consistente, qualcuno (molte persone anziane e visibilmente scosse dall'esperienza) fa il giro del santuario sui ginocchi con un Rosario in mano. No comment. Il tempo e' ancora
impressionante: nebbia e, sulla costa, l'onnipresente vento (fortissimo, piuttosto pericoloso a moto cariche). Al termine della cerimonia, qualche foto e via di nuovo, destinazione Lisbona. La giriamo un po', molto bella la cattedrale, ma abbiamo voglia di mare.
La nebbia si e' alzata pochi km prima di Lisbona, e cominciamo ad essere stanchi (!).
Su consiglio di un ragazzo del luogo (che con un *XT250* con passeggera e bagagli si era fatto il nord del Portogallo) incontrato durante la sosta per pranzo e pieno, ci avviamo verso Setubal (splendido il ponte che attraversa lo stretto davanti a Lisbona). Qui dovremo prendere un traghetto che ci scarichera' su una penisola ove c'e' un luogo (che si chiama "Troia" :-) ) con, a detta sua, belle spiaggie e bei campeggi.
Sempre nella stessa area di servizio parliamo con un ragazzo con un vecchio BMW (il contakm segnava 218000 km !) che, da Palermo, solo, si era fatto tutto il Nord della Francia e della Spagna.
Le sue prime parole sono: "Parlate italiano?". Erano 10 giorni che non parlava in italiano con nessuno ... un personaggio.
Inizia un problema che mi assillera' per tutto il viaggio (e oltre). Controllo l'olio, messo a livello prima della partenza: secco!! Compro un kg d'olio al distributore, ce lo vuoto dentro, ma il livello e' ancora poco sopra il minimo. Alla fine, scopro che in tremila km la moto si e' fagocitata 1,2-1,3 kg d'olio. Metto l'olio avanzato nella borsa da serbatoio. Speriamo bene.
Insomma: traghettiamo ... ed inizia un'odissea ...

Scesi dal traghetto, chiediamo informazioni: si, c'e' un campeggio; si, e' sulla spiaggia. Ci avviamo. La strada e' impressionante: scorre al centro di una strettissima penisola, con alberi che crescono sulle dune di sabbia ai lati. Ogni tanto vediamo il mare, bellissimo. Beh, promette bene ...
Troviamo le indicazioni per il campeggio. La strada inizia a salire e dopo un centinaio di metri diventa uno sterrato. Beh, col TDM ne ho gia' fatti, basta stare solo un attimo attenti perche' siamo parecchio carichi (secondo i miei calcoli, abbondantemente sopra i 400kg in ordine di marcia). Proseguiamo. Il sole sta per tramontare.
Ad un certo punto, sento la ruota davanti affondare e la moto si intraversa, prima a destra, poi a sinistra ... oddio, il fondo e' diventato sabbia!! spalanco gas, esco dalla "pozza", ritorno sul duro ... fiuu!, e' andata bene. La cosa si ripete svariate volte, e' impossibile capire quando si entra nella sabbia, il fondo sembra uniforme. Non so come, dopo un paio di km, arriviamo al campeggio. Che e', ovviamente, pieno, completo, full. Con noi due tedeschi, un ragazzo e una ragazza, con due moto (lei con un Honda CX500, il "simil-Guzzi", lui con un vecchio 500 4 cilindri in linea), anche loro carichi all'inverosimile.
Alla notizia che si deve tornare indietro, le due passeggere danno segni di isterismo. Si sono molto impaurite. Le tranquillizziamo.
Tutta apparenza, sta imbrunendo e il viaggio di ritorno preoccupa parecchio anche noi. Ripartiamo. Dopo un po' riesco a capire piu' o meno dove mettere le ruote: basta seguire le traccie di, probabilmente, uno di quei mezzi a quattro ruote per la sabbia. Li' il fondo e' piu' compatto e segnato dai pneumatici.
Per un po' tutto bene. Ci sorpassa un XT600 a velocita' _molto_ sostenuta, ma e' scarico, da solo e con le gomme tassellate. Lo invidio. Ad un certo punto, la traccia scompare e rientriamo di nuovo in una buca piena di sabbia. Panico, scalcio disperatamente col piede sinistro con la moto completamente di traverso. Fortunatamente l'istinto mi salva: non ho chiuso gas, sarebbe stato botto sicuro. Ne usciamo, con la Lella che quasi piange dallo spavento e urla di andare
piano (niente di piu' sbagliato, sulla sabbia si deve "galleggiare" ... pero' vaglielo a spiegare, poverina). Quando rimettiamo le ruote sull'asfalto mi pare di aver fatto una sauna.
Proseguiamo: ci fermiamo in altri due campeggi, tutti "full", e veniamo entrambe le volte raggiunti dai due tedeschi di cui sopra (complimenti alla signora col CX500, non dev'essere stato facile fare quel rally ... no, proprio per niente) che, al terzo "incontro" , ci chiamano da lontano senza neanche fermarsi per chiederci se c'e' posto. E' notte, cominciamo a disperare. Raggiungiamo Sines, ormai rassegnati a dormire all'addiaccio (la notte fa decisamente freddo) o a proseguire a oltranza. Dopo altri due buchi nell'acqua, le passeggere trovano una sistemazione in una stanza per due.
Mangiamo in una bettola vicino al ristorante: sardine sulla piastra (MITICHE!) e un fantastico risotto con un brodo di pesce.
Le donne dormiranno, giustamente, sul letto; io e Paolo (il mio compagno di viaggio) nei sacchi a pelo ai lati dello stesso. Mai dormito cosi' bene :-)

Il mattino dopo (16/8) ripartiamo, destinazione Lagos. Siamo in Algarve, il paesaggio si addolcisce un po', si comincia a vedere un po' di vita anche fuori dalle citta'. Lagos si rivela un paese splendido. Troviamo posto in un campeggio
con una spiaggia raggiungibile calandosi giu' per una ventina di metri da un sentiero MOLTO impervio.
Ci riposiamo, prendiamo il sole, facciamo un giro in barca in delle grotte naturali. L'oceano e' freddo, ma l'acqua e' splendida.
Vale la pena visitarlo. Il campeggio si chiama "Imulagos", ci sono anche dei bungalow piuttosto carini (anche un po' cari, ma
niente di che). Il posto e' circondato da spiaggie, tutte difficilmente raggiungibili e, conseguentemente, con poca gente e molto affascinanti. La sera rinfresca, ma di giorno l'onnipresente vento e' un sollievo.

Il 19/8 ripartiamo per la vicina Faro. Ci arriviamo comodamente, ma il posto non ci piace granche'. Ha sicuramente qualche scorcio caratteristico, ma preferiamo proseguire per Siviglia, non prima di aver fatto una chiacchierata con un Sudafricano che si e' trasferito a Faro e gira con un XT350. Si trova davvero di tutto in Portogallo, abbiamo sentito parlare praticamente tutte le lingue del mondo. Questa zona e' anche piuttosto densa di turisti italiani (che
non abbiamo viceversa incontrato sopra Lisbona). L'Algarve e' anche a forte concentrazione motociclistica. Molti italiani e, udite udite, tantissimi TDM!! (da ricordare un ragazzo di Milano, BMWista da sempre, che e' passato al TDM perche' "in citta' e sul misto mi diverto di piu' ... certo che in autostrada col BMW sempre di essere fermi". Monta un plexiglass piu' alto e protettivo, marca GIVI. Incredibile anche la coppia di Asti che e' riuscita a caricare anche un tavolo da campeggio sul portapacchi posteriore).

La sera del 19 arriviamo a Siviglia, che ci accoglie con una temperatura di 43 gradi centigradi all'ombra alle 19,30. Chiediamo in un distributore se e' normale: ci rispondono che "oggi fa freddo". Scopriamo che il periodo piu' caldo e' fine Luglio, primi di Agosto, quando si raggiungono temperature di 50-52 gradi, sempre all'ombra. Rabbrividiamo
(e non e' facile).
Siviglia e' splendida. Ci fermiamo due notti, e riusciamo a vedere le cose principali raccolte intorno al centro, entriamo anche alla Plaza de Toros che, per quanto sia contrario alla Corrida (semmai ne parliamo in altra sede), mi e' piaciuta molto. La sera vediamo uno spettacolo di flamenco: emozionante, coinvolgente, eccitante, sensuale e chi piu' ne ha piu' ne metta.

Il 21 siamo a Granada. Purtroppo dobbiamo rinunciare alla visita di Malaga e, soprattutto, di Cordoba: il tempo stringe. Vediamo l'Alhambra (si scrive cosi'?), che non ci eccita piu' di tanto (splendido il Palazzo e molto belli i giardini Generalife, pero' Boboli ... ;-) ). Entriamo anche in una specie di Gardaland, con un otto volante da brivido (le donne si astengono ;-), ci saliamo solo io e Paolo), aperto quest'anno.

Il 22 ripartiamo. Vogliamo attraversare la Sierra Nevada. Seguiamo le indicazioni per Motril e dopo aver mancato l'uscita giusta, siamo finalmente sulla strada che la attraversa. Un vento incredibile ci accoglie sulle curve che doppiano le roccie, e la velocita' e' forzatamente bassa. Ci fermiamo in un paese, e un'occhiata alla carta ci fa' cambiare idea: la strada che l'attraversa e' lunga 130 km, apparentemente tutta curve e controcurve. Non ce la facciamo, dobbiamo arrivare in Costa Brava. Decidiamo di tornare verso il mare. Il posto pero' e' veramente bello, con pochissima
vegetazione e con una vista imponente. Da un passo a circa 2000 mt. vediamo il mare perfettamente.
15 ore e mezzo dopo la partenza da Granada arriviamo alla "mia" Tossa de Mar. Ne sono innamorato, e' splendida. Non mi stanchero' mai di girare a piedi per le stradine dentro le mura.

Il 25 e' il giorno fatidico, dobbiamo tornare in Italia. Prendiamo un po' d'acqua (ci e' andata bene, solo due volte in quindici giorni), ma non e' il diluvio dell'andata, si viaggia tranquillamente.
La prima sosta la facciamo a Montecarlo, che Paolo non aveva mai visto, dove ci fermiamo, sporchi e completamente fuori posto, al Cafe de Paris, davanti al Casino'. Montecarlo e' sempre affascinante.
In Italia ci accoglie un bel freschino che ci costringe a vestirci come se piovesse. Da Viareggio a casa la facciamo tutta a 160-170, praticamente sdraiati sulle borse da serbatoio.

Concludendo :-)

Quindici giorni per un giro del genere sono pochi. Anche una settimana in piu' non sarebbe bastata.

Tralascio i commenti sui luoghi visitati, altrimenti non finisco piu' e mi limito a dare qualche info "tecnica".

*Portogallo*
Le strade sono discrete, ma generalmente molto sconnesse. Le autostrade scarse e piuttosto care. La benzina super costa circa 1700 lire al litro. Per dormire e mangiare (male, quasi sempre) si spende poco, spesso pochissimo. Gli alberghi sembrano puliti. Abbiamo messo sempre le moto in garage chiusi.

*Spagna*
Un po' piu' cara del Portogallo, ma gli alberghi (non siamo stati in campeggio in Spagna) sono piu' belli, sempre con l'aria condizionata in camera. La benzina super costa intorno alle 1500 al litro. Ci sono molte superstrade, gratuite, e qualche autostrada, a pagamento (piuttosto care, specie in Costa Brava - senz'altro il posto piu' "turistico" sulla costa). Tutte le strade sono buone, le indicazioni molto chiare e "presenti". Si mangia, in genere, discretamente.
Spendendo un po' di piu' (max 40-45.000 Lit. contro 20-25.000 - non ci sono vie di mezzo) si mangia decisamente bene, naturalmente piatti locali.

*Le passeggere*
Splendide :-) Alla fine delle lunghe tirate davano qualche segno di squilibrio mentale, ma niente che un buon sonno non possa eliminare ; -)

*Le moto*
Perfette, con riserva per il problema dell'olio. Molto dipende anche da come verra' trattato dalla Belgarda (la moto e' in garanzia, che per le Yamaha e' di tre anni). Vi faro' sapere. Un cavo del contakm rotto e una spia fulminata non possono essere considerati gravi per una moto che in un anno e tre mesi ha percorso quasi 23000 km (tra l'altro, a parte il problema - congenito - dell'ammortizzatore posteriore, questi sono i primi interventi extra dall'acquisto).
La moto di Paolo, stesso modello della mia, piu' nuova di quasi un anno, ha voluto solo benzina (tra l'altro denunciando un consumo inferiore al mio di un 5-10%). Il consumo mi sembra discreto (come ho gia' detto, 15-16 km/litro la mia, Paolo veleggia sui 16-17).
La moto, anche carica, tiene benissimo medie abbastanza elevate, a patto di non montare il bauletto posteriore (Paolo, che ce l'ha, non riusciva a superare i 150 km/h con tranquillita' a causa degli ondeggiamenti che si innescavano).
I "piloti" non hanno avuto grossi problemi anche durante le tirate piu' lunghe (ne abbiamo fatte una di 950 km e una di quasi 1200 km, in un giorno naturalmente, piu' un discreto numero tra i 500 e i 700 km), salvo l'indolenzimento delle natiche (aehm ;-) ) e, sporadicamente, del polso destro. Le passeggere ... beh, si sono annoiate e, comprensibilmente, stancate. Non ho purtroppo un metro di paragone (e' il primo viaggio di questo genere che faccio), ma direi che il comfort e' piu' che buono anche per loro.
Basta cosi', scusate lo stramegapippone :-)

 

Piano ... ma pieni !

La partenza da Roma si e` svolta regolarmente alle 10.00 - che c'e` di regolare, dato che avremmo dovuto partire alle 9.30? La mezz'ora di ritardo, naturalmente :)
Senza scosse siamo passati per Acquapendente, rosicchiando qualche minuto sulla tabella di marcia, poi abbiamo cambiato un po' le cose e abbiamo puntato direttamente a Montalcino, dove avremmo dovuto incontrare Aspy e le Divisioni IRI Nord e Toscana.
In effetti, Aspi e la Divisione Toscana erano li` ad attenderci, ma dal Nord giungeva voce di un contrattempo... pero`, era arrivato il momento di pensare ai viveri: una breve consultazione ha fugato la prospettiva di un pranzo al ristorante (niente Boccon Di Vino, insomma, per non rischiare la condizione fisica per il Bettarello) a favore di un rapido e leggero spuntino. Pochi minuti prima del'una ci siamo introdotti con l'inganno nella rocca di Montalcino, e con la scusa del suddetto spuntino abbiamo costretto i gestori dell'enoteca a svuotare la dispensa: prosciutto, lonza, salame, finocchiona, finocchiella, salcicce, pecorino fresco e stagionato, fiumi di Rosso di Montalcino e una quantita` industriale di pane hanno trovato la strada dei nostri tavoli, che tutti riuniti insieme ricordavano molto da vicino un banchetto medievale.
I gestori, rassegnati al peggio, sono stati ben lieti di chiudere il locale SOLO mezz'ora dopo l'orario previsto... :)
Solo dopo essere arrivati ad assaggiare i tavoli (troppo secchi e stagionati per i nostri gusti) abbiamo ripulito la zona dai
magri resti (per lo piu` cartaccia, bottiglie e bicchieri vuoti e solo leggermente smozzicati) e ci siamo incamminati verso le moto, senza trascurare tuttavia una puntatina ad un vicino caffe` (AMO la tradizione, che ho scoperto per la prima volta in Toscana, di servire col caffe` un cioccolatino fondente ;9).
Tornati alle nostre moto, ci siamo rimessi in sella con calma, direzione Bettarello. Un caffe` lungo la strada ci ha ritemprato dalle fatiche dello "spuntino".
Nota di colore: Lella ha provato la mia Triumph da passeggero, e LE E' PIACIUTA! Povero Bulletta, addio sogni di gloria... :D
Giunti in vista del Bettarello, abbiamo assunta la formazione d'attacco e siamo penetratri all'interno delle difese schiantando le porte e mettendo in fuga la popolazione col nostro solo impeto.
Preso possesso dell'obiettivo, sono immediatamente iniziate le operazioni di rastrellamento, portate a brillante conclusione con l'intervento delle truppe fresche, costituite dalle Divisioni IRI Nord, ricongiuntesi col grosso (chi, io?...) dell'esercito.
Gli autoctoni sono stati subito assegnati al trasporto delle masserizie ed alla preparazione del banchetto per i festeggiamenti per la vittoria, mentre noi ci rilassavamo, chiacchierando, rinfrescandoci e assaggiando la grappa locale a mo' di aperitivo.
Finalmente l'ora di cena e` giunta: antipasto maremmano (eccezionali le bruschettine col sugo di carne!), pappardelle al cinghiale, gnocchi ai funghi, polenta col cinghiale, pollo e coniglio arrosto con patate e pomodori, popone, crostate e "girella" (quella vera, mica quella confezionata!), annaffiata da abbondanti quantita` di vino rosso.
Applausi a scena aperta!!! "Qualcuno" ha avuto anche il coraggio di farsene tre giri, di primi, rammaricandosi di non aver fatto in tempo per il quarto...
Nota di colore: l'"esperimento" (la vodka alla liquirizia) non e` stato del tutto negativo... troppi bastoncini, al prossimo giro dimezzero` la dose.
Dopo cena, finita ogni traccia di commestibili, ci siamo spostati di fuori, sotto la tettoia, a far finta di pianificare il piano
di battaglia per il giorno successivo. Nel corso della discussione e` "saltata" l'ultima riserva di grappa, ed e` stata mandata una pattuglia per procurare una congrua quantita` di birra per impedire che si asciugassero le corde vocali.
A notte fonda, anche all'ultimo popone, che sperava di cavarsela e sopravvivere passando inosservato, nascosto in un angolo com'era, e` stata fatta la festa.
Infine, dopo non aver deciso nulla, ci siamo goduti il meritato riposo. La notte e` trascorsa piacevolmente (beh, PulceK ha accusato qualche problema sismico, dovuto a vibrazioni infrasoniche ad alta intensita`...), finche` i soliti PulceK e Bizio non sono andati nel pollaio prima dell'alba, a rompere le balle ai galli perche` facessero il loro dovere e rompessero le balle a loro volta svegliando noi tutti :)
Nota di colore: qualche bello spirito voleva svegliarsi in piena notte, per seguire il gran premio. Con saggezza tutta maremmana, e` stata fornita loro una muccasveglia (non ci sono errori, la grafia e` corretta) ed impedito l'accesso al televisore, con sollievo di noi tutti, particolarmente DOPO aver sentito il verso della muccasveglia :)
Verso le 9.30 ci siamo messi a tavola, ed e` iniziata la mitica colazione del Bettarello... il PROSCIUTTO! E' stato accostato a qualsiasi cosa, compreso se stesso, e non diro` altro per decenza, almeno quella poca che mi e` rimasta. :)
Verso la tarda mattinata siamo partiti, lasciando dietro di noi solo macerie fumanti, verso S.Galgano, la sua cattedrale scoperchiata e la versione italiana e genuina de La Spada Nella Roccia.
Splendide strade, vento a raffiche assolutamente micidiale... uno faceva per curvare a destra, e la moto piegava a sinistra
di sua spintanea volonta`! Comunque, ce l'abbiamo fatta...
La cattedrale scoperchiata e` veramente suggestiva, la spada anche, sebbene ricoperta da una cupola di vetro e "nascosta" al livello del terreno... Daniele ha "scoperto" nella cappella le mani mummificate di un ladro che tento` di dar fuoco alla capanna di S.Galgano, punito da un branco di lupi che gli sbrano` gli avambracci, ed io ho scoperto a mia volta che nessuno tra quelli che e` stato a S.Galgano ne sa nulla, di queste mani...
Alla fine della visita, Daniele e Marco Bertinotti si avviano verso casa - quest'ultimo in particolare dovra` farsi perdonare da Laura per averla piantata a casa a lavorare ;)
Anche Raffaele si avvia, mentre noi, approfittando del desiderio di Bizio e PulceK di una congrua dose di ingredienti per la zuppa toscana, ci dirigiamo verso il Pulcino. Attimi di panico ("preso, le tute antipioggia!") per due gocce a pochi chilometri da Montepulciano, prontamente domati.
Vi arriviamo intorno alle tre, dopo aver incontrato Romolo e Paola, e li` ci raggiunge Stefania. L'idea di un breve spuntino viene subito abbandonata, insieme alle ultime residue vestigia di dignita`, e finiamo per svaligiare anche il Pulcino.
Al termine del lauto pasto, provati dall'ulteriore sforzo, ci trasciniamo al piu` vicino caffe` per una dose di caffeina propedeutica al viaggio di ritorno, e infine ci salutiamo, un po' a malincuore.
Stefania e Aspy guideranno Carlo e Johnny all'autostrada, Romolo e Paola si dirigeranno verso casa, noi romani indosseremo tutto l'indossabile (temperatura scesa di qualche grado in poche ore... ) e partiremo per Roma via Chianciano, imboccando la *bleah!* autostrada, vista l'ora.
L'attraversamento di Chianciano si risolve in un vero incubo: pare di trovarsi in mezzo al Primo Convegno Internazionale del Guidatore Inetto... Dopo essere ricorsi a tutti i trucchi in nostro possesso per levarceli di torno, intimidazione e minacce fisiche incluse, riusciamo ad averne ragione e imbocchiamo l'autostrada.
I primi cinquanta chilometri sono un incubo: raffiche laterali e terreno aperto, per fortuna il mio soprassella esercita un'energica presa sulla sella... poi il vento cala un po', in compenso il traffico progressivamente aumenta, e gli ultimi chilometri si risolveranno nel solito abituale videogame.
Giunti a Roma ci fermiamo all'uscita dell'autostrada, e li` raccogliamo un ducatista sperduto, in attesa di un amico col CBR forse intrappolato sulla E45 a causa di un'incidente... ulteriore congrua chiacchierata, poi ci salutiamo, diretti ognuno verso casa sua.
Arrivo a casa un quarto d'ora prima delle nove, appena in tempo per evitare di farmela sotto :), mi accorgo che e` saltata la luce, risolvo i miei problemi a tentoni, mi spoglio, mando a quel paese l'Enel e mi abbatto sul letto. Solo la seconda sveglia riusira` faticosamente a farmi riprendere conoscenza, stamani...
Grazie a tutti ancora una volta per lo splendido fine settimana!

 

Ancora.. Pianomapieni!

Visto che sull'attivita' di insieme si sono gia' espressi alcuni autorevoli IRI-membri, mi limitero' a raccontare un paio di cose sulla marcia di avvicinamento di IRI-Nord alla zona operazioni.
Dunque, partenza (mia) da Verona verso le 15.15. Un primo pezzo di (odiata) autostrada per raggiungere Mantova, poi Statale fino a Parma (luogo di incontro con Carlo Antoniotti e Daniele "Cristopher Lambert"). Trattasi di una delle peggiori statali in circolazione, stretta e "camionata" da impazzire, con pochi spunti di sorpasso (almeno per un tranquillo come il sottoscritto).
A Parma ho percorso circa 2,5 volte la circonvallazione, piu' un numero imprecisato di vicoletti del centro storico (addirittura, in una zona c'erano delle signore (?) di una certa eta' sedute fuori dalle case, in abbigliamento inequivocabile, un po' tipo Repeerbahn di Amburgo, credo) mentre il mio cellulare impazziva (prima Daniele "Cristopher", poi Aspy), prima di riuscire a raggiungere la colonna IRI-NO.
Dopo la "reunion" abbiamo ripreso i mezzi, direzione Traversetolo. Abbiamo raggiunto rapidamente le propaggini degli Appennini, ma ormai cominciava ad imbrunire. Inoltre ci veniva a salutare un compagno di viaggio che avremmo
ritrovato nel corso del week-end: il vento!
La strada che abbiamo percorso dovrebbe essere piuttosto carina, nel suo avicinarsi al Passo del Cerreto. Dico "dovrebbe" perche' in realta' - a parte il buio - noi abbiamo visto soltanto pioggia, un fondo stradale reso viscido dalle foglie bagnate, e - dulcis in fundo - una compilation di nuvole basse da far concorrenza alla nebbia delle mie parti! In particolare il complesso degli edifici del Passo appariva in tutta la sua bruttezza, ulteriormente sottolineata dal colore giallastro dell'illuminazione.
Poco oltre, l'inconveniente alla GS di "Cristopher": Carlo in testa, io seguo a qualche metro, vedo Daniele accovacciarsi (con la moto) al rallentatore verso il guard-rail roteando di 180 gradi e cominciando ad elevare al cielo una sequenza di litanie non proprio ortodosse...
Un rapido check: rotto il supporto della valigia sinistra e della pedalina del passeggero, graffiati la valigia e il paracilindri, sdrucita la tuta antipioggia (Daniele ci esasperera' per alcune ore con il conto economico del danno subito!). Nessun danno fisico: possiamo ripartire. Giungiamo a Fivizzano, dove l'unico hotel e' chiuso per ferie, per cui proseguiamo per Aulla.
Arrivati in paese e ci precipitiamo in albergo (l'unico economicamente affrontabile, a detta di un autoctono), prenotando per 4 (attendiamo il ricongiungimento con il Bertinotti: solo piu' tardi scopriamo che Marco, giunto in anticipo rispetto a noi ad Aulla, ha preferito proseguire... ... per Pistoia!).
Poco male, ci stringiamo in una camera da tre e dopo aver lasciato il bagaglio cerchiamo un luogo idoneo al consumo della cena (comincia l'allenamento per il Bettarello). Troviamo una specie di trattoria gia' quasi chiusa, dove la cameriera (bruttina, ma premurosa) ci propina polenta ai quattro formaggi, stoccafisso in umido (con polenta pure quello) e per finire una torta libidinosa: il tutto annaffiato degnamente con del rosso al di sopra di ogni sospetto.
Segue passeggiatina per il paese (morto?!?) per favorire la digestione, quindi a nanna: il giorno dopo ci aspetta... ... la Garfagnana!
Sabato: sveglia alle 8, cominciano i preparativi. Su di noi veglia un cielo plumbeo non proprio incoraggiante (sembra il risveglio a Riva del Garda); tuttavia, il tempo di caricare le moto e far colazione (cappuccino/succo d'arancia e un numero imprecisato di paste) e il sole comincia a fare capolino.
Si parte: torniamo a Fivizzano per imboccare la strada della Garfagnana. Se qualcuno non e' mai stato da quelle parti, consiglio vivamente l'itinerario: paesaggi emozionanti, con le tipiche vedute collinari toscane impreziosite dal fondale delle Alpi Apuane. Il sole filtra luminoso tra gli alberi, ma non riesce ad asciugare il fondo stradale ancora umido e reso viscido dal fogliame.
Si prosegue senza soste, tranne un paio di stop fotografici: vorremmo raggiungere una concessionaria di moto BMW per il problema di Daniele (ma non ci riusciremo).
Al termine della strada, alla sua confluenza nella SS 12, troviamo... ... il Bertinotti, partito la mattina da Pistoia alla nostra ricerca, in compagnia di un indigeno con K1200RS rossa fiammante: non male, dal vivo, forse piu' bella di quella grigia a quadretti gialli vista in giro.
Ora che siamo in quattro decidiamo l'itinerario per piombare al Bettarello: Altopascio, Empoli, Colle Val d'Elsa, Roccastrada. Il problema (che affliggera' Marco e Carlo, alle prese con la road map) e' la quasi totale assenza di indicazioni stradali utili. Per questo guadagnamo la direzione giusta dopo alcuni tentativi falliti. Inoltre si avvicina l'ora del pranzo (non possiamo tralasciare il warm-up in vista della sera!), e cosi' dalle parti di Empoli prendiamo possesso di un bar con annessa salumeria: quanto basta per far materializzare un mega-piatto di affettati e formaggio, che
consumiamo su focaccia salata con umidificazione a base di buon vino rosso. Dopo il caffe' si riparte. Le strade sono sempre carine, ma e' da dopo Colle Val d'Elsa che il discorso comincia a farsi interessante: curve morbide adagiate sulle colline prosperose, un paesaggio che pare disegnato da un motociclista, le moto che sembrano aver abitato li' da sempre...
Ad una ventina di Km da Roccastrada il terzetto "teutonico" mi abbandona per dedicarsi a qualche piega un po' piu' briosa; li ritrovero' - come d'accordo - all'ingresso del paese. Qui ci mettiamo in contatto con la banda IRI gia'
posizionata al Bettarello, e mentre dirigiamo verso l'agriturismo incrociamo Aspy che e' venuto a scortarci fino a destinazione (a proposito: grazie, Aspy!).
Il resto e' storia nota: ingresso quasi trionfale con tanto di fotoreporter e subito cominciano le manate sulle spalle...
Un grazie di cuore per aver contribuito a costruire un week-end da ricordare tanto volentieri!

 

Presentazioni 1

Egregi Soci, (fondatori e non) sono un "giovane" motociclista di 50 anni, desideroso di partecipare alle vostre simpatiche discussioni su questa mailing list, e, magari, anche a qualcuna delle vostre gite sociali.
Ho gia' contattato il vostro etereo Presidente, il quale, almeno a giudicare dalla valanga di mail che mi e' giunta ieri sera, mi ha iscritto alla lista, raccomandandomi nel frattempo di inviare questa breve auto-presentazione. In poche parole, io sono un romagnolo, di quelli che "e' mutor" (in volgare "il motore") lo hanno nel sangue da sempre. Da noi non si parla mai della moto o della motocicletta ecc.: da noi si chiama "il motore". A questo proposito vi rimando al fondamentale
testo scritto negli anni '70 dal noto giornalista (ora caporedattore di Superwheels) e mio carissimo amico Luigi Rivola dal titolo "la Rumagna d'e' mutor" (la Romagna del motore per gli stranieri). Temo che sia ormai introvabile, ma meriterebbe di essere letto, per capire la passione che anima noi romagnoli. Per quanto riguarda me personalmente,
sono un consulente informatico libero professionista, ho la BMW, ma a quattro ruote, e, per quanto riguarda le due ruote, ho un vecchio Fantic 301 trial che uso per fare moto-alpinismo nelle nostre colline (se mi prendono...) e una nuovissima Yamaha XJS 600 Diversion, della quale sono molto contento. Per inciso, ho anche una moglie di nome Roberta (come lo chiamate voi, bagaglio appresso?), che viene sempre in giro con me in moto, e due figli: Enrico di 18 anni (Honda 125 XL) e Giorgio di 16 anni (Piaggio Ciao, ma sta prendendo la patente A e lui la prende sul serio).
Oltre al motore, l'altro mio hobby, anzi qualcosa di piu', e' la micologia, ovvero lo studio dei funghi, poi mi piace suonare l'armonica: adesso lo faccio solo con gli amici per divertirmi, ma nei miei anni giovanili, quando ancora i dinosauri calcavano il nostro pianeta, ho fatto per sette anni l'orchestrale di professione (allora suonavo la tromba). Mi piacerebbe molto potermi trovare qualche volta con il vostro gruppo, che mi sembra formato da gente adeguatamente attrezzata per quanto riguarda la voglia di mangiar bene, bere bene e di scherzare. Magari qualche volta che venite un po' verso nord, io mi sposto a sud e c'incontriamo a meta' strada, cosa che mi sembra facciate gia' con "quelli del nord". Avevo promesso una breve presentazione e mi accorgo che mi sto dilungando troppo, quindi considerate attentamente la mia richiesta di adesione, vagliatela, meditate e fatemi sapere.
ciao a tutti

 

Presentazioni 2

Cari Amici, Trovato il sito Internet di codesto Motoclub, ho avuto il piacere di esservi subito ammesso dallo Zio LoneWolf. Mi presento:
Easy Rider - spero che non sia già usato da qualche altro membro, nel qual caso fatemelo sapere, anche se mi
dispiacerebbe doverlo cambiare poiché ci sono affezionato, avendo iniziato a cavalcare le due ruote seriamente quando uscì il film con Peter Fonda e Dennis Hopper nel 1968.
Anni 53, per ora portati bene; motociclista per tutte le stagioni, sì anche in inverno.
La moto mi serve per gli spostamenti di tutti i giorni e per fare del turismo (questo però in estate).
Fra le moto che ho avuto in passato quella che ricordo con maggior piacere è stata una Honda CB 550 4 in uno, che per i tempi - 1975 - aveva delle ottime preastazioni e mi diede parecchie soddisfazioni. Ricordo di essere tornato dalla Gran Bretagna con bauletto e borse laterali in vetroresina, bianche, che allora qui non venivano usate: gli amici mi chiedevano se mi ero messo a vendere i gelati.
Ora uso, in società col mio figliolo (siamo entrambi oltre il metro e ottanta), una Honda CB 500, bicilindrica per gli spostamenti a breve raggio e una BMW R 850 R con la quale l'estate scorsa sono stato in giro per l'Europa. E' molto maneggevole e mi consente di stare anche molte ore in sella senza avvertire mal di schiena o proteste dalle mie giunture
Cosa mi piace oltre alla moto: Cinema, Letture, Mozart, cani, gatti, navigare in Internet, la mia Signora (non ditele che l'ho messa per ultima)
Cosa non mi piace: la gente che fa troppo rumore, il caldo, la volgarità scritta o verbale (c'è differenza fra dire una volgarità ed essere volgari), le cattive maniere, quelli che mi obbligano a sentire le loro conversazioni private al telefonino.
Attenzione a non confondermi con un bacchettone, però. Si dice che il vero gentiluomo è colui che sa quando è il momento giusto di smettere diesserlo.
Ci vediamo in rete,

 

Il nome della moto ...

Iniziamo a mettere i puntini sulle i: SI CHIAMA ABIGAILLE! >-)~ E si legge come si scrive, con l'accento sull'ultima "i"!
Per la cronaca trattasi di un soprano drammatico d'agilita' - voce rarissima - protagonista femminile del Nabucco.
Non so se si e' capito, ma personalmente utilizzo nomi di personaggi d'opera lirica per le mie cavalcature; prima di Abigaille avevo appunto una Diversion che si chiamava Gilda (trattasi della figlia di Rigoletto, soprano lirico leggero) e prima ancora un Katana che invece aveva il decisamente piu' impegnativo nome di Brunnhilde. (soprano
*molto* drammatico.)
Quando ero andato in fissa per Triumph Daytona avevo gia' il nome pronto: Isolde (in italiano Isotta, amante di Tristano, albionica principessa, appunto.)
Per le automobili preferisco nomi da mezzo-soprano: la mia Seat Ibiza dell'85 si chiama Carmen (e' pure rossa >-)~) e la Mercedes che ho ereditato Waltraute (un'altra valchiria, sorella di Brunnhilde).
I nomi maschili li uso solamente per i motorini; il penultimo si chiamava Leporello (il servo di Don Giovanni), l'attuale e' Cherubino, che e' una soluzione ideale, essendo un pe